Genova24 - Genova: notizie in tempo reale. Cronaca, Sampdoria, Genoa, Politica, Economia, Sport ...

Visite ai parenti fuori Regione in Comuni confinanti, l’avvocato Biolé rispedito indietro dai carabinieri

Di fatto la deroga al decreto legge poteva essere valida solo le recepita da entrambe le Regioni coinvolte

Genova. Credeva, grazie all’ordinanza 32/2020 della Regione Liguria che sembrava consentire le visite ai parenti in comuni limitrofi a quelli della Regione, di poter andare a trovare il padre che risiede a Bosio in provincia di Alessandria, al confine con la Liguria. Ma i carabinieri, che lo hanno fermato per un controllo, lo hanno gentilmente rispedito indietro spiegando che in Piemonte non c’era alcuna ordinanza che lo consentisse.

Ci è giustamente rimasto male l’avvocato genovese Filippo Biolé che dopo quasi tre mesi pensava legittimamente di poter rivedere il proprio congiunto, ma a ben leggere il testo dell’ordinanza è possibile capire che il provvedimento del governatore Toti aveva valore solo in caso fosse in qualche modo richiamato in un’ordinanza della Regione Piemonte, cosa che non è avvenuta a differenza di quanto hanno fatto Toscana ed Emilia Romagna. Il governatore Cirio fin da subito fra l’altro a causa dei numeri dei contagi nella sua regione aveva escluso la reciprocità.

L’articolo 7 dell’ordinanza della Regione Liguria autorizza “gli spostamenti nei comuni limitrofi di Regioni confinanti per consentire incontri con congiunti previa comunicazione dei presidenti di Regione dei territori interessati ai Prefetti competenti”.

La Regione Liguria, carte alla mano, dimostra di aver comunicato correttamente ai prefetti competenti, la propria ordinanza e di averlo fatto “in accordo con il governatore Cirio”.

Tuttavia se – come è accaduto – il governatore del Piemonte non ha a sua volta ratificato il provvedimento e non ha autorizzato per iscritto la deroga al decreto legge del governo del 16 maggio (che vieta gli spostamenti tra Regioni fino al 2 giugno compreso “salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute), evidentemente per le forze dell’ordine addette ai controlli lo spostamento non era consentito.

Quello che forse ha creato confusione è stata probabilmente una comunicazione un po’ frettolosa di un punto dell’ordinanza in realtà giuridicamente complesso. Qualche addetto ai lavori fra l’altro solleva rispetto al punto un problema di illegittimità di questa deroga rispetto al decreto legge che contiene un divieto esplicito ad eccezione dei noti motivi (comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute).

L’ordinanza 32/2020 della Regione Liguria si appoggia per giustificare la deroga a una nota del ministero della Salute che riporta nelle premesse dell’ordinanza stessa in cui “si precisa che rimane ferma la possibilità la possibilità di valutare e declinare le diverse ipotesi di spostamento, anche al di fuori della regione di residenza che si ritiene rientrino nei casi di assoluta urgenza”. E la Regione Liguria ha ritenuto che gli incontri tra congiunti in regioni confinanti possano considerarsi “casi di assoluta urgenza” fermo restando il rientro in giornata nella propria abitazione principale”.

Diciamo che l’interpretazione della Regione Liguria va ben oltre quella del decreto legge che anche nelle faq ministeriali chiarisce che fino al 2 giugno “gli spostamenti al di fuori della propria regione restano consentiti esclusivamente per ragioni di lavoro, assoluta urgenza ovvero per motivi di salute propri o di un parente stretto che ne abbia necessità”.

Ma il governo non ha ritenuto di impugnare l’ordinanza con una sorta di silenzio assenso. In ogni caso è ormai questione di ore: dalla mezzanotte del 2 giugno infatti gli spostamenti tre le regioni saranno consentiti per qualunque motivo.