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Un anno fa la demolizione di Ponte Morandi, ora un cavillo rischia di bloccare il nuovo viadotto fotogallery

Il 28 giugno sparivano per sempre le due pile gemelle di quella crollata nel 2018. Nel frattempo il ponte è stato ricostruito, ma sull'inaugurazione gravano molte ombre

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Genova. Una cascata d’acqua, un boato, e poi giù in pochi secondi. Esattamente un anno fa, alle 9.37 del 28 giugno 2019, spariva per sempre ciò che restava del vecchio ponte Morandi. Le pile 10 e 11, che per più di cinquant’anni avevano definito lo skyline della Valpolcevera facendola assomigliare un po’ a New York, sono implose sotto l’azione di una tonnellata di dinamite. La numero 9 era già collassata dieci mesi prima, vittima dell’incuria.

demolizione ponte morandi levante

Fu un’operazione di grande impatto mediatico. E non solo perché la demolizione sarebbe risultata effettivamente scenografica, diventando un simbolo della ricostruzione ancora prima che prendesse forma il nuovo viadotto. A precederla ci furono settimane di grande preoccupazione. Per le polveri che erano sospettate di contenere amianto. Per la maxi evacuazione della zona rossa, oltre 3mila persone da sgomberare. Per il detonatore che non arrivava mai. Per il rischio che qualcosa non andasse secondo i piani.

Invece andò tutto bene. A coordinare le operazioni fu l’esperto esplosivista Danilo Coppe, titolare della Siag di Parma, noto come Mister Dinamite per aver partecipato con questo nome a un programma televisivo in cui dimostrava la sua competenza in materia. In giornata gli abitanti di via Porro e dintorni poterono tornare nelle loro case, anche se i disagi derivanti dal cantiere hanno continuato a gravare per mesi sulle vite di quelle persone.

Un anno è già passato e tra poche settimane il cerchio dovrebbe chiudersi. Terminati gli interventi strutturali (piloni e impalcati), i lavori sono arrivati ormai alle fasi conclusive. Per l’inizio di agosto è prevista la cerimonia di inaugurazione del viadotto che sorge al posto di quei piloni strallati, rimasti in piedi solo nelle immagini e nei ricordi. Il “modello Genova” è finito sulla bocca di tutti come esempio di efficienza da seguire per il futuro.

L’orizzonte però non è così limpido: all’evento col presidente Mattarella e le più alte cariche nazionali non parteciperanno i parenti delle vittime, che hanno preferito prendere le distanze dopo le polemiche su eventuali show di cattivo gusto. La galleria Coronata, che collegherà la A10 col viadotto, è in condizioni critiche e servirà una corsa contro il tempo per renderla percorribile entro l’apertura.

E soprattutto non è ancora stato chiarito chi dovrà gestire il ponte ricostruito, se Autostrade o un altro concessionario. Questione non secondaria, perché senza una decisione il commissario Bucci non saprà a chi consegnare l’opera per il collaudo finale. E così un piccolo cavillo originato da una guerra politica che si trascina da due anni potrebbe complicare le cose proprio sulla linea del traguardo. Il mese di luglio sarà certamente molto caldo, e non solo per il clima.