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Ritorno a scuola, Toti contro la bozza di Azzolina: “In pratica è un arrangiatevi”

Il piano deroga a dirigenti scolastici ed enti locali gran parte delle soluzioni per garantire il distanziamento, dagli spazi aggiuntivi ai turni alle lezioni al sabato

Genova. “Le linee guida del ministro Azzolina sulla riapertura delle scuole in una parola: arrangiatevi!”. Il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, che già in passato aveva annunciato che la Liguria sarebbe stata pronta a “fare da sola” se dal ministero dell’Istruzione non fossero arrivate indicazioni ragionevoli sulla ripartenza delle scuole, attacca la ministra del governo giallorosso in base alle polemiche sollevate dagli stessi dirigenti scolastici sulla bozza del “piano scuola 2020-21”.

I presidi le hanno già bocciate – ma non potevano consultarli? – Noi non le riceveremo – dice Toti – basta gettare nel caos bambini, ragazzi, famiglie e scaricare le responsabilità sui singoli istituiti, senza dare indicazioni chiare né risorse aggiuntive disponibili. Per non parlare di nidi e dei servizi educativi per la primissima infanzia, completamente dimenticati. La scuola merita di più! Le Regioni, come hanno già fatto per le attività economiche, stanno elaborando linee guida anche per il ritorno degli studenti tra i banchi a settembre, in sicurezza e senza idee strampalate e inapplicabili. Qui ci giochiamo il nostro futuro e non intendiamo restare a guardare mentre qualcuno tenta di distruggerlo”.

In merito alla riapertura delle scuole a settembre le Linee guida saranno portate domani in Conferenza Unificata. Leggo tante interpretazioni, molte sbagliate. Questo aiuta solo ad alimentare la confusione”, ha twittato nelle ultime ore la stessa ministra Lucia Azzolina, per fermare la bufera sollevata dalle anticipazioni. Ma è stato lo stesso ministero a consegnare ai presidi, agli enti locali e alle parti sociali la bozza affinché la discutessero.

Ad esempio, il presidente nazionale dell’Associazione dirigenti pubblici, Antonello Giannelli, ha dichiarato che il piano “non contiene indicazioni operative né definisce livelli minimi di servizio ma si limita a elencare le possibilità offerte dalla legge sull’autonomia, senza assegnare risorse ulteriori e senza attribuire ai dirigenti la dovuta libertà gestionale”

Il piano fa leva su un ventaglio di strumenti di flessibilità ai quali i singoli istituti possono ricorrere grazie all’Autonomia scolastica, sulla base degli spazi a disposizione e delle esigenze delle famiglie e del territorio: dalla frequenza per turni, ai gruppi di apprendimento, l’estensione delle lezioni al sabato e un utilizzo, benché marginale, della didattica a distanza ma solo per gli studenti delle scuole di secondo grado. Si invitano inoltre gli istituti a reperire in collaborazione con gli enti locali spazi aggiuntivi per l’attività didattica (parchi, cinema, musei).

In ogni scuola sarà necessario prevedere la riorganizzazione degli spazi “per evitare raggruppamenti o assembramenti, e garantire ingressi, uscite, deflussi e distanziamenti adeguati – 1 metro – in ogni fase della giornata scolastica per alunni, famiglie, personale scolastico e non scolastico”.

Sempre nella bozza, l’uso di mascherine non è previsto per i minori di sei anni e i dispositivi di protezione per gli adulti (per i quali sono raccomandabili l’utilizzo di visierine ‘leggere’ e, quando opportuno, dei guanti di nitrile) non devono far venire meno la possibilità di essere riconosciuti e di mantenere un contatto ravvicinato con i bambini piccoli e tra i bambini stessi”.