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Riforma ammortizzatori, la proposta della Fiom: “Un’unica cassa che copra il 90% del salario”

C'è chi ha il 60% del salario, come nell'industria, chi molto meno e chi addirittura niente

Genova. “Una cassa integrazione uniforme per tutte le categorie che copra il 90% del salario reale”. E’ la rivendicazione lanciata dalla Fiom Cgil di Genova per la riforma degli ammortizzatori sociali fortemente chiesta dal mondo del lavoro per gestire la crisi post covid.

“La crisi sarà lunga e gli ammortizzatori sociali debbono essere garantiti a tutti e permettere un reddito dignitoso – dice il segretario genovese della Fiom Bruno Manganaro chiarendo il senso della rivendicazione – e un governo che si appresta a elargire miliardi e magari a riformare gli ammortizzatori sociali deve sapere che per i lavoratori non basta l’elemosina”.

L’idea è stata lanciata a margine della manifestazione di questa mattina in piazza De Ferrari – a cui la Fiom ha partecipato in solidarietà – delle lavoratrici delle mense scolastiche e aziendali che hanno ricordato di essere senza salario e di aver ricevuto in virtù dei loro contratti ammortizzatori da 250 euro al mese.

“E’ vergognoso che mentre in Italia e agli stati generali convocati dal Governo si discute di come spendere ed elargire centinaia e centinaia di miliardi ad imprese ed a soggetti vari, ai lavoratori, che ieri erano ritenuti essenziali, rimane solo la cassa integrazione che copre per l’industria solo il 60% del salario e in altri settori valori inferiori o addirittura niente. Per questo abbiamo lanciato un’idea, una parola d’ordine a difesa di tutto il mondo del lavoro da rilanciare in tutte le sedi”.