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Ricomincia il campionato, tante incognite e una certezza: questo non è calcio

Genoa e Sampdoria ai blocchi di partenza. Tanti i dubbi su questa ripresa

Genova. Il calcio professionistico è ripartito dalla Coppa Italia, ma quelle che abbiamo visto non sono state partite di calcio professionistico.

Spiace dirlo, ma si avvicinavano più ad amichevoli pre-campionato.

Uno spettacolo desolante, acuito dall’assenza di pubblico, ma anche grottesco: le grafiche virtuali (cartelli colorati in movimento) offerte da Coca Cola, sponsor della finale di ieri tra Napoli e Juventus, per sopperire agli spalti vuoti hanno reso il tutto ancora più triste. Sembrava di essere all’interno di un videogame neanche troppo evoluto.

Nel week end ci sarà l’esordio del campionato con i recuperi delle partite della venticinquesima giornata in cui è coinvolta anche la Sampdoria. I blucerchiati andranno a casa dell’Inter, che ha già giocato una “partita vera” proprio contro il Napoli. Occorrerà capire se ciò rappresenterà un vantaggio o uno svantaggio per la squadra di Ranieri. Proprio Ranieri, in un’intervista durante il lockdown (clicca qui), aveva espresso forti perplessità sulla combinazione di una preparazione fisica per gli atleti sicuramente meno efficace di quella estiva e di un numero elevato di partite da giocare in poco tempo. Nonostante siano state ammesse le cinque sostituzioni a partita, il rischio di eventuali infortuni e di favorire chi ha una rosa più ampia è molto alto e la Sampdoria, nel frattempo, ha perso un elemento d’esperienza come Barreto, che ha rescisso in anticipo il contratto.

Dall’altro lato questa pausa forzata potrebbe aver livellato i rapporti di forza. Lo scopriremo presto.

Il Genoa esordirà in casa contro il Parma il 23 giugno. Non potrà contare sull’effetto campo, che da sempre è stato croce e delizia per i rossoblù. Il Grifone si era fermato in un momento di forte ascesa e fiducia di gruppo. Nicola ha avuto modo di lavorare con più calma per trasmettere il suo credo calcistico, ma occorrerà capire se lo stop forzato non sia stato invece una disdetta dal punto di vista della condizione fisica.

Di certezze invece ce ne sono alcune: il calcio senza pubblico non è calcio, nonostante tutte le brutture che a volte si vedono e si ascoltano allo stadio. Ne siamo convinti: alla lunga ne soffrirà anche il pubblico televisivo, che ormai sembra l’unico considerato interessante dal punto di vista del marketing e dei guadagni. Il calcio è spettacolo solo con la spinta di chi assiste a questo sport, se ne accorgeranno anche le pay-tv.

Inoltre occorrerebbe un po’ più di rispetto, da parte di chi gioca, delle direttive anti-Covid. Gli abbracci e i festeggiamenti visti tra semifinali e finale sono una brutta pagina che contribuisce a suffragare la convinzione che si tratti di uno sport privilegiato rispetto a tutti gli altri.

In ultimo: a causa del regolamento della Lega Calcio, che limita a 10 giornalisti tra carta stampata, radio, tv (non detentrici di diritti), siti web, non siamo certi di potervi raccontare le partite casalinghe di Genoa e Sampdoria dal vivo, come abbiamo sempre fatto. Lo squilibrio (non ce ne vogliano i colleghi delle pay-tv, non è certo colpa loro) tra il numero di persone ammesso per la trasmissione della partita in tv (65) e i giornalisti che devono raccontare la partita con altri mezzi, è un po’ lo specchio di questi tempi. L’Fnsi (il sindacato dei giornalisti) e in particolare l’Ussi (Unione stampa sportiva italiana), stanno cercando di lavorare affinché, almeno per ora, le misure adottate per la finale di Coppa Italia (50 giornalisti e 20 fotografi) vengano estese anche al campionato.