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Regionali Liguria, la resa dei conti del Pd su Sansa non sarà prima di lunedì

I dem vogliono che la discussione avvenga "dal vivo" e non su streaming. Campo Progressista e M5s stanno alla finestra con un quesito: "Che succede se salta l'alleanza?"

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Genova. Mettetevi comodi, perché la resa dei conti nel Pd – e quindi anche nel fronte anti-Toti – è rinviata alla prossima settimana. Al Partito Democratico ligure, infatti, non basteranno 48 ore, a partire dalla riunione tra le forze dell’alleanza giallorossa conclusa mercoledì sera, per convocare e organizzare la direzione regionale chiamata a votare, ovvero dare un sofferto via libera o a bocciare definitivamente, il nome di Ferruccio Sansa come candidato alle elezioni regionali.

Direzione che l’assemblea regionale vuole convocare in presenza, in un luogo fisico, e non in streaming, cosa che presuppone un certo sforzo organizzativo e la disponibilità di uno spazio abbastanza ampio per ospitare, nel rispetto delle normative anti-Covid, una novantina di delegati in arrivo dalle quattro province.

D’altronde una discussione delicata come quella sul candidato alla presidenza della Regione, e indirettamente sulla tenuta stessa del partito a livello regionale, non può essere demandata a una serie asettica di videomessaggi. Durante l’incontro, infatti, molti esponenti vorranno prendere la parola pubblicamente per esternare il proprio pensiero. Quello della maggioranza della segreteria regionale è già noto: “Sansa è inaccettabile”, concetto ribadito ieri mattina a distanza al segretario Simone Farello che aveva consegnato nelle mani dei suoi l’opzione “benedetta” da Andrea Orlando e Vito Crimi.

Quindi oltre alla ricerca di un eventuale nome alternativo a quello di Ferruccio Sansa (e alternativo a quelli usciti fino a oggi, Dellostrologo, Massardo, Ghio, Bandiera) il Pd è alla ricerca anche di un centro congressi o di una sala ampia e facilmente raggiungibile. Alcune opzioni potrebbero essere la Sala Chiamata del porto, il centro remiero di Pra’, la sala Quadrivium in centro o un teatro cittadino. Ma l'”indagine di mercato” è appena iniziata.

Da parte delle altre forze del campo progressista, quelle a sinistra del Pd, e da parte del Movimento 5 Stelle – le due forze favorevoli a candidare il giornalista del Fatto – si rispetta silenziosamente la richiesta di maggiore tempo, con la consapevolezza che il rischio che salti il banco dell’alleanza estesa è concreto. In quel caso, per entrambi i soggetti, quella che poteva essere una vittoria potrebbe rivelarsi una gatta da pelare.

Se saltasse l’alleanza, Sansa sarebbe comunque disposto a correre per un progetto con poche chance di vittoria? E se non fosse lui il candidato, i partiti avrebbero un loro nome alternativo da proporre e la forza per sostenere la campagna elettorale? Il Pd, a quel punto, potrebbe comunque recuperare l’ala di Italia Viva e puntare su un’organizzazione rodata per supportare campagne anche “solitarie”.

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