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Regionali Liguria, fronte anti-Toti in stallo sul candidato: incognita sull’incontro a Roma

Alleanza in bilico ma sondaggi ed economia scoraggiano campagne elettorale indipendenti. Tra la base aumentano i mal di pancia per l'idea che la partita si giochi nella capitale

Genova. Mentre sembra nuovamente slittare di un paio di settimane la data delle elezioni regionali rispetto a quella auspicata in extremis dal presidente in carica Giovanni Toti – non quindi il 6 ma il 20 settembre, quindi a scuole già ricominciate – sembra che la dilazione potrebbe tornare utile ai suoi avversari, ancora in alto mare in merito alla trattativa sul nome del candidato. Non solo. In bilico, al momento, sembra esserci la stessa alleanza unitaria tra M5s, Pd e le altre forze di centrosinistra (esclusa Italia Viva).

Dopo un fine settimana di riunioni anche molto tese tra i vari soggetti in campo, concluse con la constatazione dell’impossibilità di trovare un nome che mettesse d’accordo tutti, ieri pomeriggio Simone Farello (Pd), Luca Pirondini (M5s) e Gianni Pastorino (Linea Condivisa) hanno firmato una nota a tre mani in cui annunciavano che “in ragione della rilevanza nazionale e dell’unicità del percorso avviato in Liguria”, si sarebbe svolta “una riunione congiunta della commissione ristretta (i tre politici genovesi) con i responsabili dei partiti e i movimenti dell’attuale perimetro dell’alleanza che sostengono il governo, per avere tutti gli elementi per giungere a una proposta competitiva e condivisa”.

La riunione romana, prevista inizialmente per martedì, non è ancora stata confermata e potrebbe non svolgersi neppure mercoledì. Perché da quel conclave – a cui prenderanno sicuramente parte Andrea Orlando per i dem, Vito Crimi per i pentastellati e Luca Pastorino per LeU – potrebbe sì scaturire il candidato, magari con già pronto un ticket con un nome della parte non totalmente soddisfatta, ma potrebbe anche saltare il banco, nonostante proprio da Roma si stia facendo il possibile per sperimentare in elezioni vere il format politico dell’alleanza di governo.

E mentre i renziani e Raffaella Paita annunciano di voler correre con una lista propria – magari con l’ex assessore della giunta Bucci, Elisa Serafini, candidata – l’ipotesi di una spaccatura ulteriore e di una campagna elettorale non condivisa tra le forze anti-Toti in campo sembra davvero difficile da sostenere, sia a livello matematico (visti i sondaggi) sia anche a livello economico: la campagna elettorale, da che mondo è mondo, costa.

I nomi intanto restano gli stessi degli ultimi giorni. Il Pd vuole candidare l’avvocato e presidente della comunità ebraica cittadini, nonché ex presidente della Porto Antico, Ariel Dello Strologo. Il nome circolato in alternativa, quello della sindaca di Sestri Levante ed esponente della segreteria Pd Valentina Ghio sarebbe stato posto più per sondare le reazioni che per reale sostegno. Il Movimento 5 Stelle non vuole un nome con la “tessera di partito”, vuole un nome civico, nonostante non sprizzi convinzioni neppure per il giornalista Ferruccio Sansa, comunque più vicino alle idee pentastellate in tema di infrastrutture, ambiente e legalità. Flebili le speranze per l’ex preside di Ingegneria Aristide Massardo.

Fra la base dei vari partiti e movimenti, intanto, inizia a montare una certa insofferenza per le lungaggini nella scelta e per l’ipotesi che una partita ligure si giochi, intanto, più a Genova che non sul resto del territorio (ma non è una novità) ma soprattutto all’ombra dei palazzi romani e nel nome di un laboratorio politico nazionale.