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Pista ciclabile a Sampierdarena, il progetto cambia ancora: un’altra settimana di ritardo

E davanti al terminal traghetti sono in corso i lavori per un'altra pista ciclabile. La delusione di Fiab: "Così anche corso Italia sarà meno appetibile"

Genova. Il cammino di bici e monopattini verso la Fiumara è irto di ostacoli. Sulla carta sembrava tutto facile, ma la realtà è molto più complessa dei disegni: e così, dopo l’ennesimo weekend trascorso a vuoto (complice anche l’allerta meteo), il progetto della ciclabile d’emergenza tra De Ferrari e Sampierdarena è finito nuovamente sul tavolo dell’ufficio mobilità per quelli che il sindaco chiama “gli ultimi ritocchi”.

“Appena vedo l’ultima versione diamo l’ok – ha detto ieri sera Bucci in conferenza stampa – e durante il weekend dovrebbero partire i lavori”. Il condizionale è d’obbligo perché quella appena iniziata, dopo il primo step raggiunto in corso Italia, è in effetti la quarta settimana di attesa per la seconda tranche dei percorsi pensati per incentivare la mobilità green in risposta all’emergenza coronavirus. Il mobility manager Enrico Musso assicura che “non ci sono intoppi né criticità, il ritardo dipende dai tempi di Aster”. L’azienda dei lavori pubblici però attende ancora il via libera per iniziare la tracciatura.

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Ma allora qual è l’inghippo? Può sembrare paradossale, ma tra il dire e il fare c’è di mezzo… un’altra pista ciclabile. Quella che gli operai di Aster stanno realizzando da più di due settimane in via Milano, tra Dinegro e il terminal traghetti, cioè in pratica la continuazione dell’itinerario cosiddetto “strutturale” che costeggia tutto il fronte del porto fino a Caricamento. I lavori sono iniziati nell’ultima decade di maggio e andranno avanti ancora per diverse settimane. In sostanza si tratta di allargare il marciapiede riservandone una parte alle biciclette, creando così un percorso protetto molto più sicuro rispetto alle corsie su strada apparse tra Boccadasse e De Ferrari.

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Il Comune vorrebbe quindi prendere due piccioni con una fava e integrare il pezzo di ciclabile in costruzione – finanziato anni fa e programmato a prescindere dall’emergenza coronavirus – nel percorso De Ferrari-Fiumara. Una scelta che si ripercuote giocoforza sui tempi di realizzazione. Le altre varianti già decise riguardano il tratto tra la Stazione Marittima e l’inizio di via Buozzi, che sfrutterà via San Benedetto anziché via Adua, e la congiunzione al parco della Fiumara attraverso via Dondero anziché via Avio, problematica per gli incroci.

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Ma il vero punto critico, almeno secondo il Municipio che ha chiesto a gran voce una revisione, è l’immissione in via di Francia da piazza Barabino dopo aver percorso via Sampierdarena in direzione centro. Qui tutti i veicoli devono dare precedenza sia al flusso che arriva da sinistra e imbocca via Fiamme Gialle verso lungomare Canepa sia a quello in senso opposto. Troppo alto il rischio di incidenti gravi con bici e monopattini e perciò sarà studiato un collegamento alternativo meno pericoloso attraverso via Pietro Chiesa e via Fiamme Gialle.

Ogni giorno di ritardo della ciclabile d’emergenza rende meno appetibile quella di corso Italia. In fondo basta un po’ di vernice e qualche segnale stradale – lamenta Romolo Solari, presidente di Fiab Genova che insieme a Confprofessioni aveva proposto al Comune il progetto – Può sembrare strano, ma le ciclabili urbane sono appetibili quando inserite in una rete ciclabile, maggiori sono le ciclabili della rete più l’utilizzo complessivo cresce in progressione geometrica”.

La tesi dei ciclisti è che ulteriori ritardi renderanno inutili gli sforzi compiuti per il tratto Boccadasse-De Ferrari. “Un esempio? Abito ad Albaro e lavoro al Wtc. Vorrei andare in bici ma sono un po’ preoccupato per il tratto che va oltre il Museo del Mare e non userò la bici finchè non potrò arrivare al Wtc in sicurezza. Di riscontro sono un utilizzatore in meno di quella di corso Italia”, conclude Solari.