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Operazione Caronte, il sindaco di Rapallo: “Senza i lavori per la diga la città resta senza protezione”

Il sindaco: "Massima fiducia nel lavoro della magistratura con cui ci consulteremo per capire come procedere"

Rapallo. C’è amarezza nella voce del sindaco di Rapallo Carlo Bagnasco, interpellato per un commento sull’inchiesta che ha azzerato i vertici del porto turistico Carlo Riva, con la direttrice del porto e il presidente del cda finiti ai domiciliari per concorso in smaltimento illecito di rifiuti a altri reati. Un’amarezza che deriva dall’aver scoperto che erano proprio i vertici del porto turistico ad aver tentato di sviare le indagini con esposti che provavano a tirare nel calderone il porto pubblico di Rapallo e l’amministrazione comunale.

Poi c’è la “tristezza per la città che dopo la mareggiata e il lockdown era pronta a ripartire” spiega Bagnasco, ma soprattutto preoccupazione per il futuro. “Il futuro di questa città – dice il sindaco a Genova24 – è profondamente legato alla ricostruzione del porto e alla nuova diga perché il porto di Rapallo prima di essere un porto turistico è una protezione della città”.

“Ho profondo rispetto per le indagini e per il lavoro della magistratura – dice ancora – ma ora come amministrazione comunale che è totalmente estranea alla vicenda siamo preoccupati perché non sappiamo come potranno procedere i lavori del porto”.

Bagnasco, che aveva fatto seguire tutta la partita delle concessioni e delle autorizzazioni per il nuovo porto al pool di esperti formato dal professor Sergio Maria Carbone dall’ avvocato Luigi Cocchi, ora si sta consultando proprio con loro per capire cosa accadrà: “E’ impossibile al momento fare previsioni, con i nostri legali ci consulteremo con la Procura per capire quale strada intraprendere”.

Difficile comunque immaginare che i lavori possano partire in questa situazione. Il Comune di Rapallo, ma è presto per dirlo, potrebbe valutare la revoca della concessione visti gli arresti di oggi e procedere a una nuova gara, ma sembra inevitabile che i lavori, che dovevano comunque durare un anno e mezzo, subirono nuovi ritardi.