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L’ultimo abbraccio del cardinale Bagnasco alla sua Genova: “Dai lavoratori i miei ricordi più belli”

Nel giorno di San Giovanni Battista la messa d'addio e la benedizione alla città. L'11 luglio l'insediamento solenne di Marco Tasca

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Genova. “Cari lavoratori, se sarò considerato vostro amico sarà per me un onore. La vostra vicinanza mi ha ricordato il duro lavoro di mio padre in fabbrica e di mio nonno nel nostro porto. Spesso nei vicoli mi avete fermato per un saluto, una confidenza, un caffè. Questi gesti mi hanno incoraggiato e resteranno tra i ricordi più belli”.

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Le ultime parole del cardinale Angelo Bagnasco come arcivescovo di Genova sono un “abbraccio alla città“, come lui stesso ha ricordato durante l’omelia nella messa solenne per la ricorrenza di San Giovanni Battista, patrono di Genova.

Una città che “mi ha accudito da piccolo in piazza Sarzano, sulle macerie della guerra, dove ho imparato ad accontentarmi di quello che c’era”. Una città che Bagnasco lascia dopo 14 anni di episcopato per sopraggiunti limiti d’età. Tra poche settimane, l’11 luglio, in San Lorenzo verrà celebrato l’ingresso del francescano Marco Tasca, scelto dal pontefice per guidare l’arcidiocesi.

L’addio del porporato ai fedeli della sua città è caratterizzato da una cornice particolare per via delle norme anti coronavirus. In cattedrale non c’è la folla delle grandi occasioni, solo 200 persone selezionate tra autorità civili e religiose, sacerdoti, seminaristi. In piazza San Lorenzo solo 90 fedeli che hanno potuto vedere di persona l’ultima benedizione alla città e al mare con l’arca che si ritiene contenga le ceneri di San Giovanni Battista, senza la rituale processione verso il porto. E poi altri 400 in tutto davanti ai maxi-schermi in Santa Zita e nella basilica di Carignano, dove il cardinale Bagnasco è poi passato per un saluto.

“A te Genova, regina della Liguria, il mio abbraccio”, ripete più volte nella sua omelia. In cui ricorda tutti, i sacerdoti, i bambini, i giovani, le famiglie. Quasi una poesia per Genova “bella ed esigente”, circondata dai monti che “costringono a elevare lo sguardo verso Dio” e dal mare “luogo delle tue origini, ricerca di sopravvivenza e miglioramento. Non dimenticare il tuo mare”, è la sua invocazione. Un invito a “osare, ad accettare le sfide, a non temere l’incognito e a guardare lontano fino all’orizzonte”.

Ma le parole più speciali e sentite sono proprio per i lavoratori. Una sensibilità che Bagnasco non ha mai mancato di rimarcare, quella verso il mondo operaio e portuale in particolare, una parte viva della città che il giovane Angelo ha visto crescere nel dopoguerra quando l’imperativo era rimboccarsi le maniche e ripartire. In fondo, non molto diversamente da quello che accade oggi.