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La maturità lampo dei ragazzi ai tempi del coronavirus: “Così è più facile, però che nostalgia…”

Esami al via per 11mila studenti liguri: niente prove scritte, orale in cattedra e tante emozioni negate dalla pandemia

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Genova. “È andata bene, dai. Credevo peggio”. Viola tira un sospiro di sollievo: è la prima studentessa ad aver completato la maturità al liceo D’Oria. Tutto in un giorno, tutto in quaranta minuti, un breve saluto ai compagni indossando la mascherina e poi via verso la libertà. Che durerà poco, visto che quest’estate bisogna prepararsi per il test di medicina.

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Sono partiti ufficialmente stamattina per 11mila ragazzi in Liguria gli esami di maturità in versione “anti Covid”. Niente prove scritte, solo un colloquio comprensivo di tutte le materie, con una commissione di soli membri interni e un presidente esterno. In classe, insieme al candidato che si siede in cattedra, può entrare una sola persona. Niente sudate col dizionario in mano per la temuta versione, niente toto-tracce per il tema di italiano, niente strette di mano, niente esultanze liberatorie e abbracci tra compagni quando alle spalle si chiude la porta dopo aver sostenuto l’ultima interrogazione.

“Questa maturità è gestita davvero dallo studente – spiega Matilde Fassio, docente di storia dell’arte -. Si comincia dall’elaborato sulle materie di indirizzo, poi l’analisi di un testo di italiano da commentare, dopodiché viene proiettato un documento. Il candidato si prende il tempo necessario per osservarlo e collegarlo a tutte le discipline, se non ci riesce vengono poste domande specifiche. Si passa all’esposizione dell’esperienza di alternanza scuola-lavoro e infine l’ultima parte sulla Costituzione“.

Il punteggio massimo è sempre 100, ma con una diversa distribuzione: i voti del triennio valgono 60 punti, il colloquio finale 40. “Certo, essere la prima è stato traumatico e averlo saputo ieri lo è stato ancora di più – confessa Viola -. È molto strano tornare a scuola, rivedere i miei prof con la mascherina, stare lontana da tutti, parlare da una cattedra. Sono contenta di non aver dovuto fare gli scritti di greco e latino, preferivo invece affrontare il tema ma forse alla fine così la maturità è più facile”.

“In realtà io preferisco fare una prova sola anziché tre, ma l’agitazione è sempre altissima – ci dice Paolo poco prima del suo orale -. Sicuramente c’è un po’ di nostalgia, non c’è mai stato un ultimo giorno di scuola e questo è un po’ brutto, non è una cosa allegra. Speriamo comunque di ricordarcela bene”. Margherita sorride (sotto la mascherina): “Ho un po’ di paura per storia e filosofia. Sarà comunque diversissima da come ce la siamo sempre aspettata, forse meglio perché gli scritti sono sempre un problema”.

In tutto a Genova sono 135 le commissioni che si sono insediate a partire dalle 8 di questa mattina. Ciascuna di queste gestisce quattro o cinque ragazzi al giorno, numero stabilito dai singoli presidenti. Tutto dovrebbe concludersi tra la fine di giugno e l’inizio di luglio. E i ragazzi vedranno l’esito della prova direttamente dal registro elettronico, cancellando anche il rituale dei “quadri” affissi negli atri delle scuole per evitare assembramenti.

“È una novità anche per noi, forse eravamo più emozionati noi del candidato – racconta Miria Carpaneto, professoressa al Leonardo Da Vinci e presidente di commissione al liceo D’Oria -. Abbiamo rispettato i tempi e siamo stati nelle norme sia per quanto riguarda la sicurezza sia nello svolgimento di tutte le parti del colloquio”. Un consiglio? “State tranquilli e tirate fuori quel qualcosa che avete dentro e che forse non sapete di avere”.

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Le prescrizioni igieniche la fanno da padrone. All’entrata dell’istituto bisogna firmare un’autodichiarazione in cui si afferma di non avere sintomi e di non essere entrati in contatto con persone positive al coronavirus. Chi non ha una mascherina ne riceve una in dotazione gratuitamente: è consentito toglierla solo durante l’esame orale. Per il resto è sufficiente igienizzare le mani, non servono i guanti. I servizi igienici però vanno sanificati dal personale ad ogni accesso.

Questa mattina intanto l’assessore regionale all’istruzione Ilaria Cavo, insieme al direttore generale dell’istituto scolastico regionale Ettore Acerra, ha fatto visita all’istituto Vittorio Emanuele e al liceo Colombo per un saluto ai maturandi, agli insegnanti e al personale della scuola. “Il colpo d’occhio è stato quello, entrando nelle aule, nel rispetto delle regole del distanziamento, di vedere gli studenti in cattedra e i docenti sui banchi a cerchio per esaminarli, con uno scambio di ruoli in realtà solo apparente. Nelle aule abbiamo assistito alla solennità che merita l’esame di maturità e, conversando con alunni e professori, alla voglia di tornare alla vera scuola: la scuola in presenza”.

E così scivola via in pochi minuti questa strana maturità ai tempi del coronavirus. Nelle aule, vuote da tre mesi, aleggia uno strano senso di tristezza per tutte le emozioni che la pandemia ha negato a questi diciottenni. Che comunque alla fine sorridono, un po’ spaesati e ancora più incerti nei confronti dell’avvenire.