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“La giustizia paralizzata da mesi non è giustizia”: gli avvocati chiedono linee guida per la ripartenza

Le udienze dovevano riprendere regolarmente il 1 luglio ma ancora non è stato emanato alcun provvedimento

Genova. Una giustizia paralizzata da mesi e che senza provvedimenti urgenti rischia di diventare una “non giustizia” come ha detto il presidente dell’ordine degli avvocati di Genova Luigi Cocchi nell’ambito della manifestazione promossa dall’organismo congressuale forense, il braccio ‘politico’ degli avvocati italiani che in questi mesi si è seduto al tavolo con il ministero della Giustizia per la gestione dell’emergenza, ma che ora chiede una ripartenza con tempi certi.

Cinque i punti imprescindibili per l’avvocatura cristallizzati in un manifesto: anzitutto un piano straordinario per la messa in sicurezza degli edifici giudiziari per consentire la ripresa delle udienze in presenza, la fissazione della ripresa delle attività giudiziarie in modo uniforme su tutto il territorio nazionale, la copertura di piante organiche per magistrati e cancellerie, la dotazione dei adeguati strumenti informatici per lo svolgimento in sicurezza delle attività da remoto e, infine, l’aumento del fondo di dotazione del patrocinio a spese dello Stato.

“Il ministro aveva detto che la riapertura della giustizia, la cosiddetta fase 3 sarebbe stata anticipata al 1 luglio – spiega Alessandro Vaccaro, tesoriere dell’ Ocf – ma a una settimana da quella data nessun provvedimento è stato emesso e così i magistrati che hanno procedimenti fissati a luglio hanno cominciato a rinviarli a dopo l’estate o addirittura nel 2021”.

Un esempio significativo riguarda i giudici di pace “che rappresentano il 40% dell’attività giurisdizionale e di fatto sono fermi perché non sono dotati di mezzi per procedere da remoto così come i cancellieri soprattutto nel civile fanno smart working ma non possono accedere ai fascicoli” spiega ancora Vaccaro. Il ministero ha delegato i presidenti dei Tribunali a dettare le regole per la celebrazione delle udienze e dell’accesso agli uffici nella fase post emergenza con il risultato che abbiamo “140 legislazioni diverse nel Paese ed è assurdo perché come avvocato ogni volta che devo spostarmi fuori territorio non posso essere a conoscenza delle modalità di accesso alle cancellerie del tribunale di Torino o Milano”. Gli avvocati chiedono “che il ministero dia delle linee guida chiare e certe e che si riprenda l’attività”

E’ chiaro che questo ha conseguenze anche per la categoria: “La ripresa dell’attività è anzitutto il ripristino di un diritto per i cittadini che hanno diritto a veder celebrati i processi che li riguardano o a veder dirimere cause civili perché magari vantano un credito che non possono riscuotere. Poi è chiaro che se non facciamo i processi e abbiamo difficoltà anche ad entrare negli uffici dove si viene ricevuti solo su appuntamento non possiamo certo chiedere i pagamenti ai clienti e se già nel 2019 la categoria era in crisi, questa situazione la rende ancora più grave”.

Infine ma non ultimo questo blocco non farà che sovraccaricare ulteriormente il sistema giustizia con ulteriori arretrati che si vanno accumulando visto che al momento l’attività è ripresa per il 10-15%: “Ricordiamo che ai tavoli non abbiamo proposto per la gestione della fase post emergenza – ha ricordato il presidente Cocchi – di poter celebrare le udienze al pomeriggio per smaltire gli arretrati di questi mesi e anche di saltare per quest’anno la sospensione feriale, ma le nostre proposte sono cadute nel silenzio”.