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Intitolazione nuovo ponte, Possibile propone ‘Rosanna Benzi’: “Donna genovese simbolo di lotta”

“Tutti, in un momento della nostra vita possiamo essere gli altri” è la frase iconica della donna

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Genova. Un nome che per Genova vuol dire saper lottare senza mai arrendersi, sapendosi rialzare anche grazie alla comunità. Parliamo di Rosanna Benzi, la cui memoria è diventata una proposta per l’intitolazione del nuovo ponte sul Polcevera.

L’idea arriva da Possibile Genova, la sezione genovese del partito politico fondato da Giuseppe Civati, che in questo modo aggiunge una nuova idea al lista, già molto lunga, di possibili nomi del nuovo viadotto della A10.

“Tutti, in un momento della nostra vita possiamo essere gli altri”, sono le parole-simbolo di Rosanna Benzi che gli attivisiti ricordano nel comunicati di presentazione della proposta: “È in questa sua frase che troviamo riassunto quello che vorremmo celebrare inaugurando o intitolando il nuovo viadotto Polcevera: un messaggio che è un monito, un invito a ricordare che se tutti coloro che negli anni hanno avuto ruoli gestionali o decisionali che hanno inciso su quel crollo, avessero scelto anche solo per un attimo di pensare agli altri, alle persone comuni, magari con qualche fragilità, quelli che ci passavano sopra o che ci lavoravano o ci vivevano sotto, magari oggi non saremmo qui a discutere sul come e sul se inaugurare e intitolare la nuova infrastruttura”.

“Pensare che potremmo essere noi gli altri: questo è il modello che ci piacerebbe celebrare e proporre come esempio, quello che impedisce di arrivare all’emergenza, perché pensare agli altri significa fare attenzione e prendersi cura del bene comune e dei beni comuni, intervenire prima che accada il disastro, perché questo deve imparare la nostra città, la nostra regione, la nostra nazione, l’Europa, il mondo; questo sarebbe il modello da celebrare che servirebbe ai nostri territori, alle nostre comunità, a questo paese, al nostro pianeta, al nostro modello di sviluppo: pensare che potremmo essere gli altri e prenderci cura del nostro ambiente, fare bene e finanziare la manutenzione costante, e solo come eccezione, saper porre rimedio, in emergenza, ai danni dell’incuria e dell’abbandono”.

Ma non solo: “Non per ultimo perché è una donna: perché raramente vengono in mente le personalità femminili quando si cercano simboli rappresentativi, candidati (anche elettorali). Le donne che aspettano da troppo tempo che le nostre società cambino nei loro confronti, che pongano attenzione alle loro esigenze e che di nuovo, oggi, nell’emergenza della pandemia, rischiano di tornare ad essere espulse dai luoghi di lavoro, o di sprofondare nelle gabbie di un lavoro agile dovendo trovarsi a gestire, in casa, cure familiari, lavoro e carriera”.

“Crediamo che non ci servano messaggi trionfalistici, ma un modesto e sobrio abbraccio – termina il comunicato di Possibile Genova – omaggio al senso di comunità e di solidarietà, per darvi la certezza che abbiamo capito, che faremo in modo e di tutto perché tutto cambi, e perché una cosa così non succeda mai più”.