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Inchiesta sugli ultrà rossoblu, il tribunale del Riesame chiede l’arresto per Leopizzi, Marashi e Fileni

Sono accusati di associazione a delinquere finalizzata all'estorsione e alla violenza privata. Ricorreranno in Cassazione

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Genova. Il tribunale del Riesame di Genova ha deciso: Massimo Leopizzi, Artur Marashi e Fabrizio Fileni, i tre ultras del Genoa accusati di associazione a delinquere, estorsione e violenza privata nei confronti della società devono andare in carcere.

Ma la decisione del presidente del tribunale del Riesame Massimo Cusatti non è immediatamente esecutiva perché i legali possono ricorrere in Cassazione.

Per gli altri cinque il Riesame ha invece disposto l’obbligo di dimora e il divieto di avvicinamento allo stadio di Marassi.

Il giudice ha dunque accolto l’impianto della procura secondo la quale il gruppo di tifosi avrebbe estorto al Genoa oltre 350 mila euro dal 2010 al 2017 oltre ad avere aggredito i giocatori e gli allenatori quando non vincevano le partite o non giocavano come voleva loro.

La procura aveva chiesto l’arresto per gli otto ma il gip aveva rigettato e così era stato fatto appello davanti al Riesame.

In base a quanto ricostruito dagli investigatori la cifra pagata dal Genoa a Leopizzi e soci in cambio della “pace” nello stadio ammonterebbe a oltre 300 mila euro, versati dal 2010 al 2017. I versamenti avvenivano per prestazioni mai avvenute da una società che a sua volta girava i bonifici a una seconda società. La prima società è la “4 any job”, in cui lavorava Sergio Lagomarsino (già noto per associazione a delinquere finalizzata alla prostituzione) e la seconda è la Sicurart, i cui soci erano Marashi e l’avvocato Riccardo Caramello. Le due aziende si occupano di fornire steward ai club genovesi per sorvegliare gli stadi. Entrambe erano finite nel mirino dei carabinieri perché avrebbero impiegato persone pregiudicate.