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Inchiesta sugli ultrà del Genoa, le intimidazioni alla società per anticipare il ritiro dopo la sconfitta al derby: “Non faremo prigionieri”

Secondo l'accusa avrebbero messo in piedi un'associazione a delinquere con la quale avrebbero estorto oltre 300 mila euro al club

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Genova. Massimo Leopizzi, il capo ultrà del Genoa indagato per estorsione nei confronti della società insieme ad altri 14 tifosi, aveva una registrazione con il presidente Enrico Preziosi nella quale avrebbe parlato di altre combine oltre a quella di Genoa-Venezia del 2004 per la quale la squadra venne retrocessa. Quella registrazione, in cui però Preziosi non ammetterebbe, sarebbe per la procura di Genova lo strumento con quale ricattare la società. È quanto emerso nell’udienza davanti al Riesame per l’appello contro il rigetto della richiesta di arresto per otto capi della tifoseria rossoblù.

Secondo l’accusa, dal 2010 al 2017 Leopizzi e gli altri avrebbero messo in piedi una associazione a delinquere con la quale avrebbero estorto oltre 300 mila euro al club per “la pace del tifo”, ovvero per evitare contestazioni fuori e dentro lo stadio ma anche per ottenere la vendita dei gadget senza le autorizzazioni. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della squadra mobile, il pagamento avveniva versando i soldi a una societa’ che a sua volta girava i bonifici a una seconda impresa per prestazioni in realtà mai avvenute. La prima societa’ e’ la “4 any job”, in cui lavorava Sergio Lagomarsino (gia’ noto per associazione a delinquere finalizzata alla prostituzione) e la seconda e’ la Sicurart, i cui soci erano Marashi e l’avvocato Riccardo Caramello. La Sicurart fatturava prestazioni mai avvenute o gonfiate e spartiva i soldi al gruppo.

Tra le accuse agli indagati quelle di violenza privata nei confronti della società per aver costretto il Genoa dopo la sconfitta al derby dell’11 marzo 2017 ad anticipare il ritiro in vista della successiva partita che si sarebbe tenuta a Milano, cosa che avvenne anche se il presidente rossoblu Preziosi ha sempre detto di aver deciso in autonomia l’anticipo del ritiro.

“Devono andare in ritiro sennò mercoledì invidiamo il Pio in mille – dice Leopizzi a un altro imputato – ma non a parlare eh, a sto giro dargli delle manate a tutti” ripete più volte nella conversazione intercettata dalla squadra mobile. E a un poliziotto della squadra tifoserie della Digos che lo aveva chiamato per acquisire informazioni proprio su eventuali contestazioni chiarisce: “Non faremo prigionieri, anzi, io fossi in voi marcherei visita domani”. Leopizzi poi chiama la delegata ai rapporti con le tifoserie Paola Calcagno che gli dice che l’anticipo del ritiro dal venerdì al giovedì è “un’opzione al vaglio”. Ma il leader della Brigata speloncia non è ancora soddisfatto: vorrebbe che i giocatori partissero all’alba e non alle 10 come deciso. Per questo chiama l’amministratore delegato del Genoa Alessandro Zarbano minacciando una contestazione davanti all’hotel e non solo: “Magari 50 all’NH, 50 a Pegli 50 in corso Europa e 50 a Nervi”. Per evitarlo “secondo me sarebbe solo da far alzare il culo dal letto a questi 22 sacchi di merda alle 5 di mattina. Non voglio feriti né denunciati né niente, voglio solo che questi sacchi di merda imparino come si sta al mondo”.