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Lieto fine

In Liguria una ragazzina di 15 anni ha vinto contro la burocrazia. Ecco come ha fatto

Ospite di una comunità, ha scritto a Tribunale e Garante: dalla sua mail sono nati incontri che hanno spinto Alisa a modificare le restrizioni Covid

ragazza scrive al computer tastiera generica

Liguria. Quando una “ragazzina” smuove i “mostri sacri” della burocrazia per fa valere i propri diritti succede l’imprevisto. Ve lo diciamo in anticipo: non si tratta di una “favola” ma il lieto fine, per una volta trattandosi della tanta vituperata burocrazia, c’è. Eccome se c’è.

La “storia” nasce da una deliberazione di Alisa, l’Agenzia Ligure della Sanità, che, in piena era Covid, sforna deliberazioni su deliberazioni per provare a regolamentare ogni struttura sanitaria. Nella “tagliola” ci finiscono, consapevolmente o meno, anche le comunità alloggio che accolgono i minori allontanati dalle famiglie. È il 21 maggio quando, tra le altre cose, con la delibera 185, Alisa decreta che “per tutte le tipologie di utenze sono autorizzate le uscite. In caso di persone non autosufficienti e/o di minore, le uscite dovranno avvenire sempre con almeno un operatore accompagnatore e/o con i genitori/tutori legali che devono garantire la messa in atto di tutte le misure di sicurezza e protezione”.

Poche righe che, nel marasma di norme del periodo potrebbero passare inosservate. Ma non agli addetti ai lavori e, soprattutto, non a chi queste decisioni le subisce sulla propria pelle. Una ragazza di una comunità alloggio del savonese, però (non diremo quale per ovvi motivi di privacy), invece che piangere e “sbraitare” ha preso, metaforicamente, carta e penna e ha scritto al Presidente del Tribunale dei Minori di Genova e al Garante per l’infanzia e l’adolescenza.

Buongiorno – recita la mail – vi scrivo con tutto il rispetto, nonostante le decisioni da voi prese non siano di mio gradimento, come non lo sono per tutti o per almeno gran parte dei ragazzi minorenni che vivono in comunità educative. Sono una ragazza di 15 anni e con questa mail sto cercando di usufruire del mio diritto di parola, ovvero di esprimere la mia opinione su tutto ciò che mi riguarda in prima persona. Facendo riferimento all’articolo 3 della Costituzione, mi permetto di dire che la “pari dignità sociale” e “l’uguaglianza” che ci viene detto essere un nostro diritto sin dalla nascita, in questo momento a noi non sono concesse. Con la vostra delibera n. 185 del 21/05/2020 avete imposto di non fare uscire da soli i minori che vivono in comunità, diversamente da ogni altro minore di cittadinanza italiana e non al di sopra dei 14 anni: state facendo nei nostri confronti una discriminazione sociale, per non parlare del fatto che non avete neanche dato una motivazione alla vostra scelta, così obbligandoci a seguire una regola di cui non conosciamo le motivazioni. Con questo non dico che non possiamo capirle, semplicemente che al posto di spiegarcele ci imponete di trovarle da soli“.

Ci avete dedicato un paragrafo di qualche riga dicendoci cosa avremmo dovuto fare e pulendovi dopodiché le mani, ribadisco spesso che in tutte le decisioni che si sono prese durante questo periodo di Covid si sia detto poco e niente sulle precauzioni da prendere nelle comunità (che tante volte si sono sentite abbandonate e hanno dovuto agire individualmente), per non parlare del fatto che la comunicazione delle uscite individuali dei minori non consentite se non accompagnati ci sia arrivata alle orecchie venerdì 22 maggio e non dal momento in cui era per tutti un via libera. Finisco col dire che dal momento che ci state privando di avere una vita sociale tale a quella di qualsiasi altro minorenne in Italia, dopo che anche noi per due mesi siamo stati chiusi in casa come tutti gli altri, ci state facendo vergognare di vivere in comunità, come se fosse una nostra colpa, cosa che fino ad ora non mi era mai successo di provare. Mi aspetto un cambiamento al più presto”, conclude la ragazza.

“Uno sfogo che nessuno ascolterà”, pensano in tanti. Ma, per una volta, non è così. Il giorno dopo il dottor Luca Villa, presidente del Tribunale dei Minori prende anche lui l’iniziativa e scrive al coordinatore della struttura: “Se ritiene che possa essere utile un momento di incontro e confronto tra il Tribunale per i minorenni e le Vostre ospiti e gli educatori sono disponibile a effettuare una videoconferenza”.

E, in men che non si dica, la videoconferenza si realizza. Il giudice si collega per più di un’ora con i ragazzi, li ascolta, dai più grandi ai più piccoli, accogliendo le loro frustrazioni ma anche impegnandosi a verificare con Alisa come poter, eventualmente, agire per modificare la situazione.

Si arenerà tutto, penseranno i più. Ma, ancora una volta, la sorpresa è dietro l’angolo e una dirigente di Alisa contatta la struttura per parlare con la ragazza ascoltando i punti di vista dei ragazzi e dicendo che avrebbero presto valutato il da farsi.

Il giorno dopo arriva anche la risposta del dott. Francesco Lalla, Garante dei Diritti dell’infanzia e dell’Adolescenza di Liguria: “Cara …, ti siamo oltre modo vicini e sappiamo che sei alla ricerca di comprendere l’attuale distorsione della realtà. Stiamo vivendo infatti un periodo che ha, tra le altre, la caratteristica di non rendere possibile la totale libertà di movimento. Questo difficile periodo non è però dovuto alla cattiveria degli esseri umani, ma ad una pandemia che concretamente continua a mietere vittime. Si costruiscono “gabbie” di emergenza nelle quali sopravvivere e allo stesso tempo ci si pone la domanda di come e quando le medesime gabbie potranno essere superate. Al momento ancora non è chiaro a nessuno, e la Liguria, subito dopo la Lombardia, continua ad essere la regione d’Italia con il più alto valore relativo (alla popolazione) di contagi da Covid-19“.

Quanto descrivi, e siamo con te, può sembrare un errore o una mancanza del Diritto al rispetto. In realtà è un provvedimento basato sulla responsabilità a salvaguardia della salute. Ecco perché: i ragazzi e le ragazze in famiglia normalmente hanno genitori che si assumono la responsabilità di valutare, caso per caso, se dare o meno il consenso all’uscita secondo il programma del minore (che ha il dovere di mettere al corrente il genitore su dove va e con chi va). Oggi il genitore può avere una app sul cellulare che gli segnala in ogni momento dov’è fisicamente il figlio. Il responsabile della comunità invece non può utilizzare questo strumento per tutti ma ha comunque il dovere di tutelare il minore che gli è affidato“.

La regola dettata da Alisa è naturalmente un compromesso. Ma la libertà, come sappiamo tutti, non è mai disgiunta da responsabilità e limiti. E’ necessario ribadire che il primo elemento da salvaguardare, in questo momento drammatico, è la salute. Ti ringraziamo per l’intervento ricevuto che è di stimolo verso il ripristino della socializzazione tra pari (e non solo) e dei canoni della civiltà dello scambio e del dialogo. E, se idealmente siamo d’accordo, insieme potremo constatare tra non molto – è questo l’auspicio – che tutti gli ostacoli innaturali verranno rimossi a favore di una consapevolezza maggiore del valore fecondo dell’incontro tra gli esseri umani”.

Ancora un sostegno alla ragazza ma niente sembra cambiare fino a quando, a sorpresa, arrivano da parte di Alisa le precisazioni riguardanti le strutture a carattere sociale:In caso di minori superiori ai 14 anni le uscite potranno avvenire senza operatori limitatamente ai casi individuati dal responsabile della struttura di intesa con l’ente affidatario che è tenuto a valutare coloro che sono responsabili nel mettere in atto tutte le misure necessarie a prevenire possibili trasmissione di infezioni”.

In pratica quello che ogni genitore fa per i propri figli. E, giustizia fu. Quando una “ragazzina” può smuover un moloc. “Solo” credendoci.