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Genova 2030, Bucci presenta il maxi piano a Conte: “Servono 5 miliardi per le infrastrutture”

Il sindaco all'incontro organizzato da Toti con tutto il centrodestra: "Conte trovi i soldi nelle risorse del recovery fund"

Genova. Si chiama Genova 2030 il maxi piano delle infrastrutture che il sindaco Marco Bucci ha presentato “circa dieci giorni fa” al premier Giuseppe Conte. Un pacchetto da 5 miliardi di euro “per fare di Genova il centro dell’Europa del Sud, per i cittadini, le merci e la cultura” e raggiungere entro dieci anni l’obiettivo dei 10 milioni di Teus per quanto riguarda il traffico portuale.

Già il 28 aprile, con la posa dell’ultimo impalcato del nuovo ponte, il primo cittadino aveva accennato all’esistenza di questo documento, ma per annunciarne il contenuto ha sfruttato l’occasione della “rimpatriata” organizzata dal governatore Giovanni Toti con tutte le forze politiche della coalizione. Una conferenza stampa per ribadire, nei giorni caotici per la viabilità cittadina che hanno esacerbato le tensioni col governo giallorosso, che “le infrastrutture saranno il piatto forte della campagna elettorale“.

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Detto fatto. “Abbiamo chiesto di inserire questi 5 miliardi nei 170 miliardi di cui l’Italia disporrà grazie al recovery fund. Da 35 anni in questa città non ci sono investimenti in infrastrutture. Genova è un porto incredibile, abbiamo il mare, le ferrovie, le autostrade e l’aeroporto. A Milano hanno solo tre di queste quattro cose. Insomma, non possiamo perdere questa opportunità”, dice Bucci. Che chiede, in sostanza, di estendere i suoi poteri di commissario (il famoso “modello Genova“) ad altre opere ritenute cruciali per l’economia cittadina.

Ma cosa c’è nel piano “Genova 2030”? Anzitutto la nuova diga foranea che cuba un miliardo di euro: a luglio sarà pronto il progetto e la battaglia del centrodestra in Parlamento è finalizzata a inserire in un prossimo decreto 600 milioni di previsione di spesa per poter partire con l’affidamento dei lavori, ricompresi tra i poteri della struttura commissariale di Bucci. Discorso simile per il ribaltamento a mare di Fincantieri, quasi 500 milioni: entro fine anno sarà pronto il progetto, ha detto De Micheli l’ultima volta a Genova, poi nel 2021 potranno partire i lavori.

Poi il nodo ferroviario, fermo al palo “per una disputa di pochi milioni tra Cociv e Rfi”, dice l’ex viceministro Edoardo Rixi, oggi sotto lo stesso commissario del Terzo Valico che risponde al nome di Calogero Mauceri. “Il retroporto, sia a Genova sia nel basso Piemonte”, aggiunge Bucci che allo scopo pensa di togliere ad ArcelorMittal parte delle aree di Cornigliano se non ci sarà un aumento dei volumi occupazionali. Le opere interne al porto, la nuova sopraelevata e il varco di Ponente, per cui è già partito l’iter di progettazione esecutiva.

E mentre il sindaco attende la risposta del Mit sui 480 milioni per i quattro assi di forza filoviari – “Ogni giorno mi sveglio e chiedo se arriveranno i finanziamenti”, commenta – ecco che nel piano “Genova 2030” spunta anche lo Skytram, il vettore su ferro sopraelevato previsto dal Pums per la Valbisagno, stimato in 500 milioni per 7 chilometri e per il quale palazzo Tursi avrebbe già pronti alcuni progetti preliminari da proporre al Governo. Da finanziare c’è anche la monorotaia per gli Erzelli, circa 200 milioni, di fatto bocciati – questi sì – dal ministero nella prima call.

E ancora, un miliardo per il risanamento del centro storico, mezzo miliardo per un “polo di innovazione digitale” da costruire intorno all’arrivo del BlueMed, il super cavo internet veloce che nel 2021 toccherà Genova prima di salire a Milano e Francoforte (Bucci aveva anticipato la notizia a Genova24) e altri soldi per “la parte finale del Waterfront di Levante, tra la Fiera e fortezza Stella”.

Sullo sfondo, come sempre, la Gronda. Che non rientra tra le richieste al Governo perché i 4,2 miliardi per realizzarla sono già in pancia ad Aspi, ma non possono essere spesi finché il governo non metterà la firma per sbloccare il cantiere. E su questo Toti parla chiaro: “Non è possibile che sulla Gronda si continui a tergiversare perché il M5s insiste sul fatto che sia un’opera inutile. Se il Governo vuole farla siamo disponibili, se no c’è bisogno che questa regione faccia sentire chiara la sua voce perché io non ho intenzione di farla morire di asfissia per quello che non si fa o che si fa male”.

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All’incontro, organizzato all’hotel Bristol, erano presenti i coordinatori dei partiti del centrodestra ligure: Rixi per la Lega, Bagnasco per Forza Italia, Iacobucci per Fratelli d’Italia e la deputata Gagliardi per Cambiamo!.