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Coronavirus, Toti: “Pochi tamponi? Per i sanitari non abbiamo bisogno di farne 3mila al giorno”

Il governatore: "Allargheremo lo screening ma sarebbe indebito usare soldi pubblici per fare tamponi inutili"

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Genova. “I nostri sanitari sostengono che non abbiamo bisogno di 3mila tamponi. C’è una capacità di analisi nei laboratori di 3mila ma non c’è più bisogno di farne 3mila”. Così il presidente ligure Giovanni Toti toglie dal mirino l’obiettivo annunciato a inizio maggio, quando era arrivato il nuovo macchinario all’ospedale San Martino che avrebbe dovuto far crescere in maniera sensibile il numero dei test giornalieri. Il dato delle ultime 24 ore, al di sotto della soglia dei 1000, “non risente di questo ragionamento ma risente della giornata festiva”, spiega Toti.

Al momento non esiste una cifra precisa da raggiungere, ma la platea verrà comunque aumentata: “Abbiamo analizzato con Alisa dove allargare lo screening delle categorie secondo i requisiti di necessità – continua Toti – perché altrimenti, essendo un’operazione a totale carico della pubblica amministrazione sarebbe indebito usare soldi pubblici per fare tamponi inutili. Da un punto di vista clinico ne abbiamo bisogno meno, da un punto di vista della diagnostica territoriale o della conoscenza della penetrazione testare alcune categorie potrebbe essere utile, ma vanno scelte con l’avallo del nostro comitato scientifico. Aspettiamo che lo decidano loro”.

Secondo il presidente della Regione neanche l’app Immuni, da alcuni giorni scaricabile ma non ancora attiva a tutti gli effetti, giustificherà un aumento a prescindere del numero di tamponi effettuati. Anzi: “La app, se adeguatamente usata, ridurrà la necessità di tamponi, non la aumenterà“. Immuni “serve esattamente a non fare tamponi randomici sulla base di categorie scelte con ragionamenti pure clinicamente e statisticamente sofisticati ma pur sempre astratti”.

Il ragionamento è questo: “Se Toti ha la app e il bluetooth e voi state vicino a me a un metro per più di 15 minuti, quando io risulterò positivo a un controllo randomico di qualsiasi genere, a quel punto si accenderà il lumino e gli uffici di prevenzione della Liguria sapranno che siete i primi da dover testare perché siete stati effettivamente in una situazione a rischio, quindi è l’esatto opposto del tampone di massa che qualcuno propugna: individuare le filiere di contagio possibili e poi andare a verificare la loro sussistenza”.

Il governatore ha confermato che serviranno ancora alcuni giorni perché il meccanismo legato a Immuni produca effetti concreti: “Ci è stata presentata con tutte le difficoltà di un’app che non può andare oltre i limiti concessi dalla privacy, e quindi con una macchinosità assai più complessa di quella di altri Paesi dove questo diritto è più affievolito. Dopodiché, proprio perché non c’è un contatto diretto tra soggetto e soggetto, c’è bisogno di una serie di passaggi che sono stati sottovalutati dai ministeri competenti. Se non facciamo la formazione del personale e non costruiamo la rete intorno alla app la app in sé serve pochissimo”.

In questi giorni andranno avanti le riunioni tra Alisa, i medici e il ministero della salute. La scadenza è l’8 giugno: “Ci siamo dati questa data come step intermedio di controllo. Se saremo pronti partiremo. Quello che non voglio, ma non lo vuole nessuno, è che qualcuno abbia l’app in tasca, si accende un lumino e telefoni a numeri dove trova personale che non per colpa sua, non essendo stato formato, non saprebbe che risposte dare”.