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Cinque minuti da soli con le Ninfee di Monet, a Palazzo Ducale la mostra rivoluzionaria ai tempi del Covid fotogallery

Un'idea che può rappresentare una nuova via per le mostre del futuro in quest'epoca di incertezza legata alla fruizione dei luoghi di cultura

Genova. L’esperienza è unica ed emozionante. Trovarsi per cinque minuti da soli con le Ninfee di Monet è un lusso mai concesso prima e forse rappresenta il futuro della fruizione dell’arte in quest’epoca in cui l’accesso a luoghi pubblici è limitato da restrizioni per evitare il contagio da coronavirus. In condizioni normali non sarebbe possibile vederlo in questo modo: “È come averlo a casa – commenta il direttore di Palazzo Ducale Serena Bertolucci – è un rapporto con l’opera più impressionante. Noi crediamo che sia la strada riscoprire un’altra dimensione della cultura, perché affrontabile economicamente e che ci consente di mantenere i prezzi bassi”.

L’idea, geniale, è venuta a Palazzo Ducale, che è ripartito con questo “pezzo da novanta”: uno dei quadri più noti a livello mondiale.

“5 minuti con Monet – A tu per tu con le Ninfee” apre domani, 12 giugno, sino al 23 agosto nell’Appartamento del Doge (lunedì ore 14-19; da martedì a domenica ore 10-19; biglietto intero 7 euro – ridotto 6 euro; bambini e ragazzi dai 6 ai 14 anni 3 euro; acquisto online su vivaticket.it).

“Abbiamo pensato di fare della solitudine il valore dominante di questo nuovo modo di apprezzare la cultura – sottolinea Bertolucci – inserendo la possibilità di decidere come trascorrere questi minuti insieme al quadro. Un’esperienza immersiva ma reale, dopo tanto virtuale che ci ha tenuto in contatto con il pubblico in questi mesi”. All’interno della sala è possibile scegliere se ammirare l’opera in silenzio oppure accompagnati dalla musica di Arvo Pärt Spiegel im Spiegel o, in alternativa, dalle parole che lo stesso Monet scrisse al critico François Thiébault-Sisson nel febbraio del 1918, lette da Luca Bizzarri. Tramite Qr code è possibile accedere agli audio oppure utilizzare il touch screen presente in sala.

Proprio Luca Bizzarri, presidente di Palazzo Ducale, confessa che l’idea di una mostra di questo tipo era già da tempo nei piani della Fondazione: “Avevo sperimentato l’emozione di stare a tu per tu con un quadro famoso a Cracovia, davanti alla Dama con l’ermellino di Leonardo Da Vinci e per un po’ avevo accarezzato l’idea di portarla a Genova. Poi è capitato di poter mettere le mani su Monet e devo anche ringraziare tutti coloro che hanno partecipato al catalogo con contributi interessanti, regalando il loro ingegno”. Carlo Cracco, per esempio, ha regalato una ricetta per Monet: Gamberi in acqua di mare, tabasco e mela verde. Ivano Fossati, che ha scelto la musica, mentre Sandro Veronesi il libro da accostare. Il catalogo, Monsieur Monet, un agile volumetto, è in vendita a 7 euro.

L’accesso alla mostra è vincolato al rispetto delle norme anti-covid. Obbligo di mascherina, misurazione della temperatura e disinfezione delle mani.

Un’esposizione che, proprio per la sua rapidità di visita, è particolarmente adatta ai bambini: “Portateci i più piccoli – invita Bertolucci – che solitamente magari non capiscono e si annoiano nelle mostre lunghe e affollate”.

Consigliata la prenotazione online, anche se la biglietteria del Ducale è aperta regolarmente

Una mostra che rappresenta la voglia di ricominciare: “L’obiettivo è far superare la paura di frequentare i luoghi chiusi – specifica Bertolucci – questa è un’opera a cui molti non riescono a rinunciare“. Le ninfee con il salice piangente è uno dei quadri più famosi di una serie dedicata alle ninfee a cui l’impressionista francese dedicò parecchio tempo e lavoro.

Leo Lecci, docente universitario che ha curato la scheda storico-critica su Monet spiega l’unicità di quest’opera e il fatto che si può rischiare di subire la Sindrome di Stendhal davanti a questo enorme quadro di 150 x 197 cm, dipinto in tre anni (dal 1916 al 1919) e conservato al Musée Marmottan Monet di Parigi: “Si tratta di un dipinto incontournable: iconico imprescindibile, irrinunciabile, perché riflette la nuova idea del paesaaggio e della natura di Monet, non più mimetica della realtà, ma tradotta in forme e colori. Monet qui non usa il prospettico tradizionale, ma è come se compisse una volo d’uccello sulle ninfee, ispirandosi alle stampe giapponesi che collezionava a casa. Qui non imita la natura, ma trasferisce sulla tela le sensazioni che trasmette, astratte nel significato di “traggo da”. Non è un caso che gli astrattisti del secondo Novecento si ispirano a Monet. Inventò un nuovo linguaggio pittorico, sui grandi formati, senza rispettare le regole canoniche. Questo ultimo Monet venne accettato molto tardi, perché ormai lo si riteneva invecchiato, con i problemi di cataratta. Fu il pittore surrealista Masson a rivalutarlo e a divulgarlo in America, luogo in cui questo linguaggio venne subito accettato”.

Le Ninfee non sono l’unico quadro presente in questa mostra singolare: “Abbiamo accostato a questo capolavoro un’opera contenuta nelle Raccolte Frugone di Nervi – rivela Barbara Grosso, assessore alla Cultura del Comune di Genova – La contessa Beatrice Susanne Henriette van Bylandt di Giovanni Boldini. Un modo per far scoprire i tesori custoditi nei musei genovesi. Il quadro si presta in modo particolare perchè il cappello della contessa è pieno fiori e ha colori simili a quelli del quadro di Monet”.

La mostra è realizzata in collaborazione tra Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, Arthemisia e il Musée Marmottan Monet di Parigi, con il contributo del Comune di Genova.