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Campo Ligure, 1300 persone da evacuare per una bomba nel fiume: “Operazione mai vista prima”

La manovra di disinnesco avverrà il 5 o il 12 luglio, saranno chiuse autostrada e ferrovia. Il sindaco Oliveri: "Preoccupati per gli anziani della casa di riposo"

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Campo Ligure. “Di sicuro non era mai successo prima d’ora. Ma non erano mai successi neanche il Covid, 21 allerte rosse in tre mesi, e nemmeno l’autostrada in queste condizioni. Non ci facciamo mancare proprio nulla”.

Gianni Oliveri, sindaco di Campo Ligure, meno di 3mila abitanti nel cuore della valle Stura, si prepara con rassegnazione a gestire la più grande operazione di evacuazione mai affrontata in paese dai tempi della guerra. Perché è proprio da quell’epoca, dalla seconda guerra mondiale, che arriva l’ordigno bellico inesploso trovato lo scorso 15 giugno nel fiume Stura, sotto il ponte della ferrovia.

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Saranno circa 1.300 le persone da evacuare per la delicata operazione di disinnesco della bomba, quasi tutte già sottoposte a censimento dalla Croce Rossa insieme ai volontari della protezione civile. La “zona rossa“, quella in cui non dovrà trovarsi nessuno a parte gli addetti ai lavori, è un cerchio con raggio di 660 metri a partire dalla zona del ritrovamento e comprende circa metà dell’abitato principale. La “zona gialla” sarà estesa 1.820 metri e includerà quasi tutto il territorio comunale a parte alcune case sparse: in quest’area sarà obbligatorio restare sigillati in casa per ragioni di sicurezza.

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A coordinare le operazioni sarà il genio guastatori dell’Esercito, mentre il piano di evacuazione è in capo a Comune e Prefettura. La data non è stata ancora decisa, ma sarà sicuramente una domenica mattina, il 5 luglio o più probabilmente il 12 luglio, per avere più tempo a disposizione. Il tutto durerà dalle 2 alle 6 ore. “È il momento più indicato – spiega Oliveri – perché sarà necessario chiudere l’autostrada, la ferrovia e tutte le strade interessate. Così ridurremo l’impatto sul traffico e sulle merci, visto che la situazione è già complicata in condizioni normali. Ci sarà qualche disagio per i turisti, ma potranno usare altre autostrade”.

Per portare gli abitanti al sicuro ci saranno autobus messi a disposizione da Atp. “Da una primissima indagine abbiamo appurato che la maggior parte si sposterà in modo autonomo. Dovremo concentrarci sulle casistiche più complicate, le persone deboli e fragili, i malati e gli allettati”. Nei prossimi giorni saranno discussi e definiti i punti di attesa per la gente e le aree di parcheggio per auto e moto. Non ci sarà bisogno di interrompere le linee elettriche e telefoniche e nemmeno le altre utenze, ipotesi che era emersa in un primo momento. Sarà interdetto però lo spazio aereo con divieto totale di sorvolo.

A preoccupare più di tutto è però la casa di riposo gestita dalla Asl: 28 anziani in rsa e altri 24 nella residenza protetta, nel complesso 52 persone di cui una quindicina costrette a letto che andranno anche loro evacuate. “Sono stati tenuti per quattro mesi isolati dal mondo e adesso, ancora prima che nelle loro stanze entrino i parenti, dobbiamo portarli fuori di lì. Sarà molto complicato dal punto di vista sanitario ma anche psicologico, infatti abbiamo richiesto un supporto specifico”, spiega il sindaco.

Per trasferire gli ospiti verranno organizzate dalla Asl e dal 118 una serie di ambulanze. Ma la destinazione è ancora da capire: gli anziani potrebbero essere trasferiti in un’altra rsa (al momento non è stata individuata) oppure in un’area coperta allestita allo scopo in un comune vicino, Masone o Rossiglione. Per fortuna al momento non risultano casi di positività al coronavirus (il Comune ha dovuto smentire la fake news con un post su Facebook), ma solo tre ospiti tenuti nella zona buffer dopo essere usciti per visite mediche, risultati negativi.

Una macchina organizzativa che ricorda da lontano quella messa in piedi per la demolizione del troncone est di ponte Morandi, quasi un anno fa a Genova. In quel caso l’esplosione era programmata e certa, mentre stavolta si tratta di un’eventualità remota che tuttavia non si può escludere del tutto.

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Tecnicamente, infatti, si tratta di estrarre sul posto le due spolette di innesco dell’ordigno, una bomba sganciata da un aereo americano, per poi trasferirlo in una cava e farlo brillare. Tutto intorno verrà costruita dall’esercito una “casa matta“, un edificio protettivo nell’alveo dello Stura in grado di attutire un’eventuale esplosione riducendo quindi l’estensione della zona di rischio. Sono già in corso i lavori per realizzare una pista carrabile nel fiume e deviare il flusso dell’acqua.

“Le idee chiare le avremo verso il 30 giugno”, dice il sindaco Oliveri. Domani in Comune ci sarà un incontro per definire il piano di evacuazione per rsa e residenza protetta, mentre all’inizio della prossima settimana verranno definiti con la Prefettura tutti i dettagli dell’operazione. Intanto il Comune è al lavoro per realizzare il materiale informativo che verrà affisso negli spazi pubblici e recapitato a ciascun nucleo familiare coinvolto. Oltre a locandine e manifesti sarà aperto un infopoint dove i cittadini potranno chiedere chiarimenti di persona.