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Bassetti: “A marzo il Covid era una tigre, oggi è un gatto selvatico addomesticabile”

Sui passaporti sanitari per scopi turistici: "E' come chiedere a un giovane di esibire il test Hiv prima di entrare in discoteca"

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Genova. Il direttore del reparto di Malattie Infettive Matteo Bassetti torna sul tema della carica virale del Coronavirus e sui dati “più che incoraggianti” in possesso della comunità scientifica. Ieri insieme al direttore del San Raffaele Zangrillo, già noto per essere stato medico personale di Silvio Berlusconi, aveva sottolineato la ritirata del Covid.

“Sempre meno pazienti in terapia intensiva e sempre più dimessi. La crescita di nuovi casi nelle varie regioni è compresa tra lo 0.1 e 0.2% sul giorno precedente, pressoché ferma”, scrive Bassetti sulla sua, seguitissima, Facebook.

Poi un riferimento a quello che accade proprio al San Martino: “I pazienti con il Covid che si presentano oggi alla nostra attenzione sono profondamente diversi da quelli che arrivavano nei nostri ospedali a marzo/ aprile – prosegue – per usare un paragone comprensibile ai miei figli ho chiamato in causa il mondo animale: a marzo/ aprile il Covid era una tigre, oggi è un gatto selvatico addomesticabile“.

Ma perché? Meno carica virale e meno virulenza? “Entrambe le ipotesi sono valide, attendiamo conferme dai laboratori di virologia, già anticipate dal San Raffaele e dall’ospedale di Brescia – spiega – Non si dica però che oggi il virus è meno letale perché siamo più bravi o perché i pazienti arrivano prima in ospedale. E’ vero che siamo più bravi, ma la presentazione clinica e l’esordio della malattia oggi sono molto diversi”.

Matteo Bassetti dice la sua anche sul capitolo passaporto sanitario per recarsi in alcune regioni: “Lo trovo poco in linea con la privacy dei pazienti. Creerebbe un precedente: chiedere agli italiani di esibire la negatività del tampone o quella della sierologia equivarrebbe a chiedere a un giovane di esibire il test per l’Hiv o per la sifilide negativo, prima di entrare in una discoteca. A mio avviso le informazioni dovrebbero restare sensibili e valutate esclusivamente dai medici”.