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ArcelorMittal, i sindacati: “Piano inaccettabile, no agli esuberi, ora parli il governo”

Preoccupano le voci che parlano, a livello nazionale, di almeno 3.300 esuberi e una riduzione della produzione a 6 milioni di tonnellate al massimo di acciaio

Genova. Se le indiscrezioni che, a livello nazionale parlano di almeno 3.300 esuberi, e una riduzione della produzione a 6 milioni di tonnellate al massimo di acciaio, saranno confermate, anche a Genova i sindacati sono concordi nel definire il nuovo piano di ArcelorMittal “inaccettabile”.

Non staranno a guardare Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uil-Uil. “E’ chiaro che la prima questione è avere un incontro con il governo, che si sta comportando malissimo visto che aveva già mantenuto il segreto dopo l’accordo di marzo con ArcelorMittal al tribunale – dice Bruno Manganaro, segretario della
Fiom-Cgil, pronto alla mobilitazione – deve farci conoscere il piano e dirci cosa ne pensa, perché mi sembra che ci sia anche al suo interno molta confusione, e mi pare che anche la politica in generale, maggioranza e opposizione stia un po’ tutta in in silenzio”.

Davanti alla prospettiva di nuovi esuberi i sindacati schierano il peso degli accordi già firmati, quello di settembre 2018 e naturalmente lo storico accordo di programma per Cornigliano. “Serve chiarezza – rimarsca Alessandro Vella, segretario della Fim-Cisl ligure – vogliamo capire cosa dice il governo: se vuole entrare in un progetto che per prima cosa mette fuori dal ciclo di produzione almeno 3 mila dipendenti. Se è così faremo sentire la nostra voce”.

I tempi sono stretti perché il 21 giugno scade la cassa per Covid-19 da rinnovare per altre 13 settimane, ma i sindacati vorrebbero sapere se ora si trasformerà in cassa per il ridimensionamento dello stabilimento di Cornigliano.

Pronto alla piazza anche il segretario della Uilm, Antonio Apa, che intanto prova a pensare anche un’ipotesi per un piano B per Genova. “Chiederemo il rispetto dell’Accordo di programma. Il governo non può fare il notaio – ma aggiunge – se ArcelorMittal inizia a ridimensionare, potremmo aprire un dibattito in città sul milione di metri quadrati che occupa a Cornigliano. L’area potrebbe diventare un laboratorio: con una zona franca e un misto di logistica e industria hi-tech”.