Genova24 - Genova: notizie in tempo reale. Cronaca, Sampdoria, Genoa, Politica, Economia, Sport ...

App Immuni, sperimentazione rinviata e spunta il caso di un virus (informatico)

Una mail che ha per oggetto il sistema di tracciamento rimanda a un falso sito dell'ordine dei farmacisti: in realtà si tratta di un malware con tanto di richiesta di riscatto in bitcoin

Più informazioni su

Roma. C’è ancora bisogno di qualche aggiustamento, qualche giorno di attesa, e poi anche in Liguria si potrà partire con la sperimentazione della app Immuni, il sistema di tracciamento per smartphone che il ministero della Salute ha intenzione di testare anche sulla nostra regione. Dei ritardi sull’avvio della sperimentazione ha parlato ieri sera in un post su Facebook il presidente della Regione Giovanni Toti dopo la riunione sul tema.

Un altro vertice via streaming è in programma oggi tra Alisa, Regione, Liguria Digitale e ministero per affinare le tecnologie e studiare la formazione del personale che si occuperà di gestire la sperimentazione e di supportare i cittadini.

Intanto però – scrive l’Ansa – una campagna di virus informatici investe l’Italia. A renderlo noto Agid-Cert, la struttura del governo che si occupa di cybersicurezza. Il virus si chiama FuckUnicorn e diffonde un ransomware, virus che prende in ostaggio i dispositivi e poi chiede un riscatto, con il pretesto di far scaricare un file denominato Immuni.

Si diffonde con una mail che invita a cliccare su un sito fasullo che imita quello del Fofi, la Federazione Ordini dei farmacisti italiani. Il nome del dominio scelto per clonare il sito dei Farmacisti – spiega Agid-Cert – e’ simile a quello reale, con la lettera “l” al posto della “i” (da fofi a fofl). Il ransomware scaricabile dal sito fake è rinominato IMMUNI.exe, una volta eseguito mostra un finto pannello di controllo con i risultati della contaminazione da Covid-19.

Nel frattempo il malware provvede a cifrare i file presenti sul sistema Windows della vittima e a rinominarli assegnando l’estensione “.fuckunicornhtrhrtjrjy”. Infine, mostra il classico file di testo con le istruzioni per il riscatto: il pagamento di 300 euro in bitcoin per liberare i file cifrati. Il Cert-Agid spiega di aver “già allertato i comparti di pertinenza”.