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Affitti commerciali, Confedilizia: “Potenziare il credito di imposta per evitare le chiusure”

Genova. Trattata anche nel corso degli Stati Generali a Villa Pamphilj, la questione degli affitti commerciali e della necessità di sostenere locatario e locatore per salvare un intero settore – quello commerciale – è fondamentale per una realtà come quella della città di Genova e di tutta la riviera di Levante. Lo sostiene, insieme al presidente di Confedilizia nazionale Giorgio Spaziani Testa, il presidente di Ape Confedilizia Genova e vice nazionale Vincenzo Nasini, intervenuto oggi sul tema nel corso di una diretta online.

“Occorre un potenziamento del credito d’imposta del 60 per cento previsto dall’articolo 28 attraverso un incremento delle mensilità interessate (attualmente circoscritte a marzo, aprile e maggio). L’esperienza di queste prime settimane dopo la riapertura, infatti, dimostra perfettamente come la ripresa delle attività sia molto rallentata. E’ urgente, inoltre, emanare il previsto provvedimento dell’Agenzia delle entrate per consentire la cessione del credito, in primis al locatore”.

E’ stato il decreto Rilancio, all’articolo 28, a prevedere un “credito d’imposta per i canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e affitto d’azienda”. Nello specifico: “Al fine di contenere gli effetti negativi derivanti dalle misure di prevenzione e contenimento connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19”. Il credito si applica, ai soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione, con ricavi o compensi non superiori a 5 milioni di euro con un credito d’imposta nella misura del 60 per cento dell’ammontare mensile del canone di locazione, di leasing o di concessione di immobili (compreso quelli di interesse turistico ). Il credito d’imposta sui negozi può coprire anche oltre i tre quarti dell’imposta immobiliare.

“Il credito d’imposta è comunque una misura finalizzata ad attenuare le difficoltà nel periodo più critico – dice ancora Nasini – C’è bisogno di interventi per accompagnare la ripresa, come la riduzione della tassazione sui redditi da locazione, la cui gravosità rappresenta un ostacolo decisivo allo sviluppo delle attività commerciali. La via maestra, per raggiungere questo obiettivo, è prevedere una cedolare secca per tutti i contratti di locazione ad uso non abitativo. In alternativa, potrebbe essere introdotta – in analogia con quanto efficacemente in essere per gli affitti abitativi “concordati” – una cedolare del 10 per cento, accompagnata da un abbattimento del 25 per cento dell’Imu, in caso di riduzione del canone del 20-25 per cento rispetto a quello previsto in contratto. E’ indubbio che le attività economiche si salvano se si salvaguardano le imprese e le famiglie che svolgono l’importantissima funzione economica e sociale dell’affitto”.