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A Genova spiagge libere per pochi, il piano per aumentarle è fermo in Comune da tre anni

Dal 2017 il Proud (progetto di utilizzo del demanio marittimo) è bloccato dalle mareggiate e dal pasticcio Bolkestein. Ecco cosa prevedeva il documento

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Genova. Mai come quest’estate ce ne sarebbe stato bisogno, visto che il distanziamento anti coronavirus ha ridotto drasticamente i posti a disposizione in riva al mare. Eppure il piano per aumentare le spiagge libere a Genova, noto come Proud (progetto di utilizzo del demanio marittimo) è fermo dal 2017 negli uffici di palazzo Tursi. Approvato in extremis dalla giunta Doria prima del ribaltone politico, per un motivo o per l’altro non ha mai trovato applicazione. E oggi se ne pagano le conseguenze.

L’obiettivo principale di quel documento era sanare un’anomalia italiana ma soprattutto ligure, cioè la netta prevalenza di stabilimenti balneari sull’estensione totale della costa. A fissare i paletti è la legge regionale 22 del 2008 che stabilisce per ogni comune almeno il 40% di spiagge libere o libere attrezzate, percentuale alla quale Genova si avvicina grazie agli arenili del Ponente  (da Voltri a Multedo gestiti dall’Autorità portuale), mentre lo stesso non si può dire per la zona di corso Italia, dove ad oggi gli spazi in concessione rappresentano l’80% della costa effettivamente balneabile.

L’intesa sul piano era arrivata dopo cinque anni di confronti e discussioni, con ben 54 soggetti arrivati a portare osservazioni e una sorta di tregua finale tra Comune e balneari per evitare scomode interferenze con le concessioni in essere. La logica sarebbe stata “mangiucchiare” un pezzettino qua e là, ottenere nuovi tratti di spiaggia dove oggi non ci sono, garantire l’accesso al mare dove è interdetto, insomma riordinare l’esistente senza alcuna rivoluzione.

Spiagge stabilimenti balneari corso italia

Così in corso Italia, secondo la versione originaria del Proud, una piccola spiaggia libera sarebbe stata ricavata tra il depuratore di punta Vagno e i bagni San Nazaro, insieme a uno scalo per le barche. Sarebbero stati demoliti i campetti sportivi a est dei Capo Marina (ritenuti “incompatibili” con l’uso balneare del litorale) vicino alla cosiddetta Marinetta per realizzare al loro posto un’area verde attrezzata con accesso al mare, difficile comunque da chiamare spiaggia. Il Nuovo Lido avrebbe dovuto realizzare un percorso per raggiungere il modesto arenile a levante del complesso balneare, al momento inaccessibile.

Un altro pezzetto sarebbe stato “eroso” agli Squash, ma in quell’area c’è il cantiere dello scolmatore del Fereggiano che rimarrà attivo anche per quello del Bisagno e quindi non si potrà sfruttare prima del 2024. La vera novità, forse, sarebbe stata la creazione di un percorso pedonale continuo tra gli stabilimenti balneari per garantire il libero accesso dei cittadini alla battigia, come previsto dalla legge. E poi, alla foce del torrente Sturla, era prevista una spiaggia accessibile anche per gli animali.

Generica

Tutti i verbi sono al condizionale passato perché quel piano adesso non è altro che un plico di normative, schede tecniche e tavole, probabilmente superate. Già la mareggiata epocale del 2018 aveva indotto l’assessore Simonetta Cenci, allora competente in materia, a fermare l’iter di applicazione perché la linea di costa, a suo dire, era cambiata e andava ridisegnata.

Ma il problema vero è che le prescrizioni del Proud non potranno essere applicate finché non decadranno le attuali concessioni. Tutto rientra, insomma, nel ginepraio politico-amministrativo connesso all’applicazione della direttiva Bolkestein sulla libera concorrenza. Da una parte il Governo l’ha dichiarata più volte carta straccia prorogando automaticamente le concessioni fino al 2033, dall’altra il Comune non è mai intervenuto con atti amministrativi veri e propri dal momento che i giudici hanno dichiarato perlopiù illegittime le estensioni applicate in violazione del diritto europeo.

Spiagge stabilimenti balneari corso italia

Quindi adesso che fine farà il Proud? Dall’assessore e vicesindaco Stefano Balleari, che nel frattempo ha ricevuto le deleghe di Simonetta Cenci, non arriva alcuna risposta, mentre dagli uffici di palazzo Tursi assicurano che se ne riparlerà dopo l’estate e che l’intenzione di trasformare il progetto in realtà non è mai venuta meno. Più di un dubbio sorge però sulla reale volontà politica, visto che Marco Bucci, all’epoca non ancora sindaco ma già candidato per il centrodestra, definì quel piano “devastante” per la città.

“Avevamo trovato la quadra, poi è cambiata la giunta e ha bloccato tutto con la scusa della Bolkestein“, accusa Stefano Salvetti, presidente di Adiconsum Liguria che alle spiagge libere ha dedicato anni di battaglie. “La verità è che molti non firmano le proroghe perché la responsabilità è amministrativa e la corte di giustizia europea è stata tranchant: le concessioni devono restare a gara. La questione è ancora aperta, molto dipenderà dal lavoro a livello parlamentare”.

Intanto in questa strana estate genovese le spiagge libere e gratuite restano una conquista accessibile a poche persone, soprattutto ora che gli accessi nel weekend sono contingentati perché ogni bagnante deve avere 4 metri quadrati a disposizione onde evitare il contagio. Per trovare un posto al sole nei periodi di maggiore affollamento bisognerà prendere un treno e andare a Voltri o Vesima, oppure avventurarsi sugli scogli dove nessuno conta gli ingressi (abbiamo redatto una guida apposita). Un mezzo paradosso per una città che orgogliosamente si dichiara regina del mare.