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Via San Luca, con il lockdown carta bianca allo spaccio: intimidazioni ai commercianti che cercano di ripartire

Marilia Oliveira del Boteco racconta le difficoltà economiche ma anche la solitudine di chi cerca di tener viva una delle principali vie dei caruggi

Genova. “Sto aprendo per dare un segno di vita nella via e perché ho alcuni clienti affezionati che soprattutto nel week end mi chiedono di preparare delle cene per festeggiare momenti speciali, ma indubbiamente ora la situazione è difficile”. Marilia Oliveira, non è certo una ragazza che si perde d’animo: non si lamenta e, di fronte alle difficoltà si rimbocca le maniche e cerca una soluzione sempre con il sorriso. Il suo Boteco do Bonde amarelo di via San Luca era sempre pieno e aveva mille progetti per il futuro. Ora, dopo due mesi di lockdown ha riaperto in modalità da asporto “ma la maggior parte delle persone continua a lavorare in smart working quindi a pranzo c’è davvero poco da fare” racconta.

E il futuro la preoccupa. “I plexiglass? Ma per favore. Già per noi in questo momento investire è molto difficile perché le spese sono rimaste, dall’affitto alle bollette, e la liquidità manca, poi in questo modo si perde la magia del mangiare insieme e in generale del vivere insieme”. Anche lei sta cercando di accedere attraverso le banche ai prestiti agevolati da 25 mila euro “ma con le banche è sempre difficilissimo, tirano fuori continuamente cavilli e poi se per me che ho un’attività snella, con una sola dipendente in cassa integrazione, per altri ristoratori quei soli sono del tutto insufficienti”.

Per Marilia l’unico modo sensato per far riaprire le attività e ritornare a una vita ‘quasi’ normale “sarebbero i tamponi per tutti, obbligatori ma non certo a questi prezzi. Così potremmo tranquillizzare le persone anziché farle vivere nel terrore e in caso di focolai sarebbe semplice e veloce intervenire, come stanno facendo in Corea”.

Alle difficoltà economiche in via San Luca tuttavia si sta sommando un altro grave problema: “C’è uno spaccio senza controllo, ci sono spacciatori nuovi con atteggiamenti intimidatori. Io stessa sono stata intimidita domenica sera mentre chiudevo il locale dopo l’ultima consegna con uno spacciatore che voleva entrare nel locale. La chiusura dei negozi ha consentito a queste persone di avere un atteggiamento più arrogante e questo mi spaventa molto”.

Le forze dell’ordine controllano e passano con le pattuglie ma, come noto, con lo spaccio di strada hanno le mani legate ancor di più in questo momento di emergenza sanitaria con le carceri a rischio contagio. Così i pusher il giorno dopo l’arresto tornano in strada come se nulla fosse.

Marilia però non si arrende e sta coinvolgendo altri commercianti della via, i pochi rimasti dopo le chiusure che hanno desertificato in questi hanno una delle principali vie del centro storico genovese: “Come commercianti ne stiamo parlando a abbiamo deciso che se la situazione non migliora presenteremo esposti in Procura portando anche foto e video perché cosi noi ci sentiamo abbandonati”.