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Spiagge libere verso la riapertura ma resta il rebus controlli: “Non possono essere sulle spalle di volontari”

Le perplessità sono emerse durante la commissione consiliare, da parte di opposizione e maggioranza. In attesa che una "app" aiuti a gestire gli accessi limitati

Genova. Il sindaco di Genova Marco Bucci ha detto che il prossimo fine settimana i genovesi potranno tornare al mare, che il protocollo comune anti-Covid definito con Anci a livello ligure è praticamente pronte e che saranno attive le modalità per gestire le 27 spiagge libere sul territorio cittadino, da ponente a levante.

Ma durante la commissione comunale di questa mattina, incentrata sulla partecipata Bagni Marina ma durante la quale si è finiti per parlare di spiagge libere, sono emerse alcune perplessità, e non solo da parte dei consiglieri di opposizione, sulle figure che dovranno controllare il distanziamento previsto e indicare ai cittadini dove collocarsi. Perché, a quanto risulta la momento, saranno volontari, membri di associazioni sportive o di pesca, operatori economici a trovarsi sul “fronte” delle spiagge prese d’assalto. Soprattutto fino a quando non saranno pronte le le app che indicheranno dove c’è spazio per la tintarella.

Il consigliere delegato alla protezione civile Sergio Gambino ha spiegato, anche se il piano Anci non è ancora definitivo, si sa che bisognerà gestire gli accessi in modo da garantire 3 metri di distanza tra gli ombrelloni e 1,5 metri tra teli mare o sdraio, questo porterà a suddividere le spiagge in stalli da 4 metri quadri per le persone singole e di 10 metri per le famiglie.

Per garantire tutto questo l’amministrazione genovese si muoverà su tre direttrici, ha spiegato Gambino, la prima opzione è “farsi dare una mano da quegli stabilimenti balneari confinanti con le spiagge libere, dando loro in cambio la possibilità di noleggiare sdraio e ombrelloni agli avventori che ne avessero necessità, la spiaggia resta quindi libera ma se vogliono possono sfruttare i servizi dello stabilimento confinante a pagamento”, spiega il consigliere delegato. Il punto è che, tecnicamente, non potrà certo essere il bagnino a effettuare questo tipo di controllo, dovendo per legge restare in postazione e verificare cosa accade in acqua.

“La seconda opzione vede il coinvolgimento di operatori economici, gestori di chioschi, associazioni sportive o circoli di pesca – continua Gambino – anche in questo caso, possono dare una mano in cambio della possibilità di vendere servizi ai cittadini nelle spiagge libere”. La terza opzione prevede il controllo da parte di volontari di protezione civile ai quali il Comune vuole corrispondere un rimborso spese.

Alessandro Terrile (Pd) e Federico Bertorello (Lega) sono solo alcuni dei consiglieri che hanno fatto notare come la gestione degli accessi alle spiagge dovrebbe essere gestita professionalmente o dalle forze dell’ordine, poiché potrebbero crearsi situazioni di tensione in caso di ressa o mancanza di spazi. Il consigliere delegato Gambino ha sottolineato che presto sarà a disposizione una app che segnalerà in tempo reale la presenza di stalli disponibili, proprio per evitare che i cittadini si presentino sui litorali e rischino di essere “rimbalzati”. Ma come faranno i genovesi meno “digitali”?

L’altra questione aperta è quella delle scogliere. Qui l’accesso non sarà contingentato, ma esisterà un “monitoraggio dinamico” – dice Gambino – dove si controllerà che non avvengano assembramenti e nel caso saranno sciolti.