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Spiagge libere in Liguria: numero chiuso, steward e un braccialetto hi-tech per stare a distanza

Le ipotesi allo studio per la fase 2: sì al turismo balneare ma senza assembramenti. Anche fuori dagli stabilimenti

Genova. Forse si chiameranno “distanziatori“, riadattando un termine italiano, ma in pratica saranno steward che si occuperanno di vigilare sui bagnanti perché non stiano troppo vicini sulle spiagge libere, dove non c’è il personale degli stabilimenti. Istituendo di fatto un numero chiuso anche per i tratti di arenile che non sono in concessione. È una delle ipotesi che la Regione sta pensando di mettere in campo per la prossima estate quando dovremo ancora fare i conti col coronavirus. E poi, una soluzione hi-tech tutta genovese che potrebbe trovare applicazione anche al di fuori dei bagni attrezzati.

C’è anche il ritorno al mare tra le priorità allo stdio della task force di esperti liguri che si è riunita ieri per trovare soluzioni da applicare durante la fase 2. Perché, se da una parte prosegue la trattativa col Governo per riaprire il prima possibile le attività commerciali, i servizi alla persona e la ristorazione (Toti vorrebbe farlo già la prossima settimana), dall’altra la preoccupazione numero uno è recuperare la stagione turistica. Che inizierà probabilmente più tardi del solito, ma andrà avanti per mesi in modo da recuperare quello che si perderà durante l’estate puntando su attività individuali come il trekking.

Di sicuro, però, i mesi più caldi non potranno trascorrere senza il turismo balneare. Sugli stabilimenti sarà più agevole intervenire grazie alla presenza di strutture fisiche – gli accessi presidiati, le sdraio, gli ombrelloni – che consentiranno di mantenere le distanze. Più complicata la gestione delle spiagge libere. L’idea dei “distanziatori” l’aveva proposta proprio Toti alcuni giorni fa intervenendo in radio: “Non sarà facile, occorrerà certamente mettere degli steward, delle persone che controllino gli accessi“. Non si tratterebbe di bagnini – che non sono previsti ovunque e che avrebbero altre mansioni – ma di personale di vigilanza incaricato solo di sorvegliare sull’assenza di assembramenti.

È ovvio che le regole sono ancora tutte da definire. Ad esempio: una comitiva di amici non conviventi potrebbe “assembrarsi” mettendo tutti gli asciugamani vicini? Quale sarà l’esatta distanza da mantenere? E in acqua sarà davvero possibile stare lontani? L’impostazione di Toti sul tema è tutt’altro che rigida. “Le spiagge le ritengo una delle preoccupazioni minori: siamo all’aria aperta, sono ventilate, la sabbia e l’acqua del mare sono germicidi potenti, i raggi del sole sono un disinfettante”, aveva commentato proponendo di reclutare gli steward.

Ad aiutare i guardiani delle spiagge potrebbe essere uno strumento messo a punto dall’Iit di Genova, che comunque ha già stimolato un’agguerrita concorrenza. Si tratta del braccialetto iFeel-You, un dispositivo che misura la temperatura corporea e soprattutto vibra quando ci avviciniamo troppo a un’altra persona che lo indossa. In una versione semplificata, potrebbe essere prodotto su larga scala (i ricercatori stanno cercando un’azienda per commercializzarlo) e consegnato ai bagnanti all’ingresso delle spiagge per rendere più facile il lavoro degli steward. Ma in Liguria c’è anche chi sta pensando di adottare una app, come il comune di Sestri Levante, per consentire anche il monitoraggio da remoto