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Spiagge e movida, la polizia locale di Genova è ancora in affanno: sindacato sulle barricate

Giurato convoca le sigle per annunciare che cambierà l'orario di lavoro, il Diccap non ci sta: "Pronti a scendere in piazza"

Genova. Il comandante della polizia locale di Genova, Gianluca Giurato, ha convocato per domani i sindacati “per annunciare che cambierà l’orario di lavoro per impossibilità a gestire il servizio”. A comunicarlo è il Sulpl-Diccap, sigla autonoma dei vigili urbani, che ancora prima del vertice respinge “con forza” la proposta e minaccia di scendere in piazza.

“Dopo un lungo periodo di sacrifici finalmente uno spiraglio di luce. Prima il ponte, poi il Covid, ora la movida e lo spaccio. Ma il ponte è quasi finito, il Covid da segnali di cedimento e la movida è quella di ogni anno – accusa il Diccap -. A questo punto, i colleghi non si aspettavano nulla di particolare per il lavoro svolto, ma almeno una pacca sulla spalla sarebbe stata gradita. Ed ecco invece l’imprevedibile. Era proprio indispensabile aumentare il disagio e far incazzare tutto il corpo?“.

A incidere sul carico di lavoro della polizia locale sono però i nuovi servizi legati ai controlli antidroga in centro storico, quelli per tenere sotto controllo la movida nei vicoli e nel Levante, quelli per presidiare le spiagge libere che sono diventate a numero chiuso per l’emergenza coronavirus. E così ecco che si alza di nuovo la tensione tra il comando e i sindacati. 

“Negli anni passati, con altri comandanti, il servizio è sempre stato garantito in maniera efficiente con meno personale, meno straordinario e più impegni (vedi ad esempio il servizio stadio). Erano forse dei maghi? O semplicemente sapevano gestire il personale e organizzare il servizio? – accusa il Diccap – Oggi, invece, continue prese di posizione da parte del comando con l’imposizione di ordini che vengono ritirati il giorno dopo e scelte organizzative sicuramente discutibili”.

“Noi non ci piegheremo – conclude il Diccap che per ora protesta in solitaria -. Noi siamo pronti a Collaborare ma non a subire passivamente. Le soluzioni di buon senso ci sono, basta saperle trovare e, forse, andrebbero pretese da chi è pagato per farlo. Se saremo costretti, non ci spaventeranno le denunce o le minacce, siamo pronti a scendere in piazza“.