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Il mitico bar degli asinelli riapre dopo il lockdown: “Tre persone alla volta, niente ammucchiate”

Adriano Bellantonio e Marchesa Onorato ripartono con un locale simbolo della movida genovese: "Rispettiamo le regole o siamo di nuovo nelle canne"

Genova. Sarà diverso dal solito, forse un po’ strano, forse un po’ più triste. Ma la buona notizia è che finalmente torna a splendere un’istituzione del centro storico di Genova: la gloriosa bottiglieria Marchesa, meglio nota come il bar degli asinelli, riapre i battenti dopo oltre due mesi di lockdown. Con tutte le misure di sicurezza, ovvio: all’interno potranno consumare al banco solo tre persone in piedi, vietato sedersi. Tutti gli altri fuori, e guai a creare assembramenti.

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“Stare chiusi è stato terribile. Speriamo che ora vada tutto bene”. Adriano Bellantonio e Marchesa Onorato sono sempre lì al loro posto. La quarantena sembra averli ringiovaniti: lei 78 primavere, lui 80, compiuti entrambi da poche settimane. “Uscivamo solo due volte alla settimana, una per buttare la spazzatura e un’altra per fare la spesa”. Giudiziosi e diligenti, tanto da arrivare in ottima salute alla riapertura del locale, una tappa obbligata degli aperitivi e delle serate di movida che tanti genovesi hanno rimpianto durante i mesi più difficili della pandemia.

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Appena entrati bisogna lavarsi le mani col gel disinfettante. Adriano e Marchesa accolgono i clienti con la mascherina personalizzata verde col marchio del Corochinato, il vino bianco aromatizzato che sta alla base del leggendario asinello. Oltre a quella bisogna indossare i guanti in lattice monouso. Lui li chiama con un termine in genovese che vuol dire un’altra cosa: “Aspetta che vado a mettermi i g…oni“, scherza prima di iniziare il servizio. “Danno troppo fastidio, anche la mascherina“, si lamenta. Ma non si scappa: le regole sono chiare e l’igiene viene prima di tutto.

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Per terra ci sono i segni tracciati col nastro adesivo giallo. Un metro di distanza vuol dire massimo tre persone in piedi al banco. La mensola con gli sgabelli è stata transennata. La coda arriverà probabilmente in fondo al Canneto, se davvero tutti gli avventori rispetteranno le regole. Chi l’asinello vorrà gustarlo all’aria aperta dovrà fare attenzione a non creare capannelli. Il rito dell’aperitivo in compagnia sarà un po’ appesantito. Ma forse faremo l’abitudine anche a quello.

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Del resto conviene ascoltarli, questi due storici esercenti dei vicoli di Genova, che dall’alto dei loro ottant’anni e forti di una simpatia spontanea mantengono viva una luce che sa di tradizione ma che accomuna tante generazioni distanti tra loro: “Ai genovesi dico: bentornati figlioli, meno male che ci si incontra di nuovo, tanti amici purtroppo non ci sono più. Ma non facciamo le solite ammucchiate, altrimenti siamo di nuovo nelle canne“. Un avvertimento sincero, vivace e aromatizzato. Un po’ come l’asinello.