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Regionali, Toti e gli altri a muso duro contro il Governo: “Andremo al voto il 6 settembre”

I cinque firmatari della lettera a Mattarella fanno testuggine: "Nessuno di noi se prenderà la responsabilità di elezioni a scuole iniziate"

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Genova. Andare al voto il 6 settembre, nella prima domenica utile a scuole ancora chiuse, senza aspettare l’election day caldeggiato dal Governo. È la strategia che Giovanni Toti e gli altri quattro presidenti firmatari della lettera al capo dello stato Sergio Mattarella stanno mettendo a punto per prendere in contropiede l’esecutivo ed evitare di interferire con l’inizio delle lezioni.

Dopo il nulla di fatto ieri sera al vertice tra la ministra Lamorgese e i governatori delle Regioni in scadenza, è lo stesso Toti ad annunciare i termini dell’intesa: “Abbiamo chiesto più volte di votare nella prima finestra utile che è la fine di luglio. Ove il Governo e il Parlamento decidano qualcosa di diverso, le cinque Regioni sceglieranno sicuramente di comune accordo di votare il 6 settembre”.

In sostanza, se il testo del decreto in fase di conversione non fosse modificato e la finestra partisse dal 1° settembre, com’è attualmente previsto, le cinque regioni (Liguria, Veneto, Marche, Puglia e Campania – per ora fa eccezione solo la Toscana) potranno decidere di fissare in autonomia il rinnovo di consigli e giunte, e individuerebbero in questo caso la prima domenica del mese, il 6 settembre appunto. “Dopodiché il governo per le comunali scelga la data che meglio ritiene”, aggiunge Toti rispedendo al mittente l’ipotesi dell’election day.

L’idea di votare il 6 settembre sarebbe però inattuabile se passasse un emendamento che restringesse ancora la finestra o imponesse la data del 20-21 settembre trapelata ieri da Palazzo Chigi. Toti e i suoi colleghi però tengono fermo il timone: “Stiamo assistendo a un dibattito assurdo. Nessuno si prenderà di iniziare un anno scolastico, interromperlo e ricominciarlo di nuovo con rischi per la sicurezza e per la continuità didattica”, ha concluso.