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Analisi

Regionali Liguria, il voto a luglio può valere fino al 10% di preferenze in più: ecco a chi e perché

Un elettore su due sceglie chi votare nell'ultimo mese. L'esperto: "Fase 2 e inaugurazione del ponte sul Polcevera diventerebbero decisivi"

Elezioni finale

Genova. Il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti spinge per andare al voto il prima possibile. Gli sfidanti dicono che non c’è fretta e che non sarebbe cauto organizzare una tornata elettorale in piena fase 2. C’è anche chi fa notare che votando in estate non ci sarebbe neppure il tempo per raccogliere le firme e che, di contro, in autunno si potrebbe verificare una nuova ondata del contagio. Ma – che sia luglio o settembre o novembre – come potrebbe cambiare il risultato nei seggi? E siamo sicuri che votare prima converrebbe davvero al centrodestra?

Ovviamente c’è chi legge nell’insistenza di Toti un tentativo di accaparrarsi un vantaggio in termini di voti. Ma al di là del sentire comune, questo vantaggio è reale? E nel caso, che peso avrebbe e da quali fattori sarebbe determinato? Abbiamo cercato di capirlo con l’aiuto di Paolo Ghibaudo, consulente politico di Opimedia (società specializzata proprio in sondaggi e ricerche demoscopiche in ambito politico) e responsabile del Super Indice che per la Liguria viene pubblicato ogni mese in esclusiva da IVG e Genova24.

– Intanto come cambierebbe l’affluenza? C’è il rischio di avere un numero di votanti inferiore?

“E’ difficile dare una risposta. Questo perché non si è mai votato a luglio e dunque non sono disponibili dati certi da comparare. In condizioni normali, il fatto di votare a luglio potrebbe incidere sulla possibilità che alcune tipologie di persone possano votare di più o di meno rispetto ad un appuntamento elettorale programmato in autunno o in primavera. Pensiamo, ad esempio, ai lavoratori del settore turistico, agli operai oppure agli artigiani magari già in ferie e che potrebbero per questo motivo recarsi a votare in percentuale minore del solito. In realtà, però, l’estate 2020 si annuncia anomala: molto probabilmente le persone che faranno periodi di ferie prolungati saranno in numero ridotto rispetto al normale. Ciò dovrebbe portare ad una percentuale di votanti che non risentirebbe molto dal trovarsi nel pieno del periodo estivo (ipotesi elezioni a fine luglio)”.

– C’è poi da considerare il fattore legato alla “motivazione” ad andare a votare…

“Cinque anni fa, i votanti in Liguria furono il 50% degli aventi diritto. Nelle recenti elezioni in Emilia-Romagna (26 gennaio 2020) vi sono state percentuali di votanti totalmente diverse rispetto al 2015: se nel 2015 i votanti furono il 37% (minimo storico), quest’anno i votanti in Emilia-Romagna sono stati il 51%. Nelle elezioni moderne gli elettori si recano a votare più del normale se hanno la percezione di potere determinare qualcosa di rilevante ovvero causare un cambiamento “epocale”. Un’aspra battaglia tra due contendenti attrattivi e coinvolgenti certamente influirà; al contrario, un’elezione scontata porterà a un numero di votanti più basso”.

– Votare a luglio può avvantaggiare un partito piuttosto che un altro?

“Se parliamo genericamente di schieramenti, anche qui la risposta è negativa. Se fosse un’estate “normale”, i partiti di centro destra votando a luglio potrebbero vedere qualche piccolo svantaggio, stimabile in Liguria tra il 2% e il 4%. Tuttavia, anche in questo caso, il tradizionale svantaggio del centro destra nelle votazioni in primavera avanzata, nell’estate 2020 ben difficilmente avrebbe un fondo realistico poiché quest’anno i mesi di luglio e di agosto saranno mesi lavorativi a tutti gli effetti”.

– Veniamo allora all’elemento più importante: il “timing” del voto, il calendario elettorale. Quanto influirebbe recarsi al voto con un presidente regionale in carica, in piena Fase 2?

“Se la “Fase 2” dell’emergenza COVID-19 fosse molto positiva, per il presidente Toti ciò potrebbe essere elemento decisivo. Per altro, al contrario, se dovessero svilupparsi problemi nel controllo della curva epidemica, il rischio per il presidente regionale diverrebbe molto elevato, tale da compromettere l’ esito elettorale. Una sorta di all-in elettorale”.

– E poi c’è l’inaugurazione del ponte sul Polcevera, prevista per fine luglio. Avrebbe un peso oppure l’importanza di un evento del genere a ridosso del voto è sopravvalutata?

“Indubbiamente si tratterebbe di un successo per l’amministrazione di centro destra, collegata a una forte ricaduta mediatica tale da influenzare attivamente il voto regionale. Sopravvalutata? In realtà – che piaccia o no, questo è un altro tema – non è così. Da studi condotti dal politologo Ivo Diamanti (2013), in Italia solo il 40% degli elettori è certo per chi votare prima dell’inizio della campagna elettorale. L’8% dei votanti decide un mese prima del voto (se si votasse a luglio dunque, entro il mese di giugno). Tutti gli altri elettori, ovvero la metà, decidono negli ultimi 30 giorni prima del voto e questo a causa di due fattori: la riduzione del senso di identificazione in un partito politico e il peso dei media moderni attivi h24 fino al giorno del voto. In sostanza un elettore su due fa la propria scelta in prossimità del voto: nel dettaglio il 15%-20% forma la propria decisione durante la campagna elettorale e ben il 15% decide nelle ultimissime 48 ore. Forse, oggi, queste ultime percentuali potrebbero essere ancora maggiori rispetto a qualche anno fa, superando addirittura il 50%”.

– E allora, in concreto, votare a luglio di quanto avvantaggerebbe Toti?

“Se come detto ipotizziamo che il 50% degli elettori decida nell’ultimo mese prima del voto, è ragionevole valutare che un contesto molto positivo (es. Fase 2 senza grossi problemi, inaugurazione del ponte sul Polcevera) varrebbe tra il 5% e il 10% in più di consenso, ovvero sarebbe capace di spostare un elettore su cinque tra coloro ancora indecisi 30 giorni prima del voto. Se anche questa situazione non si creasse, con una Fase 2 più critica (non pessima ovviamente!), il vantaggio medio dell’amministrazione locale uscente può essere comunque ipotizzata, sulla base di calcoli medi, fino al 5%. Ricordiamoci altresì, che in Italia circa il 70%-75% delle amministrazioni locali che si ripresentano sono riconfermate, ciò anche per l’indubbio vantaggio di posizione che le Amministrazioni uscenti detengono al netto di Fase 2 o inaugurazioni di ponti.

Questo il quadro. Ma la politica, si sa, è imprevedibile ed è forse proprio questo il suo fascino. Argomenti, eventi inattesi, gaffe clamorose sono sempre dietro l’angolo per tutti i candidati, pronte a dire la loro sull’esito finale. Tutto ciò in appuntamenti elettorali che difficilmente vedono margini superiori al 10% tra chi vince e chi perde. Ecco, dunque, come il fattore ‘timing’, ovvero quando votare, soprattutto per le amministrazioni uscenti, rimane un fattore assolutamente decisivo nelle elezioni dei nostri tempi“.

Nota: i dati citati sono valutati sulla base delle serie storiche statistiche e i sondaggi elettorali realizzati da Opimedia dal 1998 ad oggi. Non si tratta perciò di proiezioni ma di dati medi estrapolati da situazione analoghe che fanno riferimento ad elezioni Comunali, Provinciali e Regionali in Liguria.

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