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Quezzi, mamma cinghiale ferita da una freccia: gli abitanti si mobilitano e riescono a salvarla

Doveva essere abbattuta, ma grazie a una colletta due veterinari sono intervenuti per curarla. E adesso è di nuovo a spasso per il quartiere

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Genova. Un intero quartiere che si mobilita per salvare una mamma cinghiale, ferita da una freccia, e i suoi otto cuccioli. È una storia che stanotte ha visto il suo lieto fine quella scritta a Quezzi, in Bassa Valbisagno, una storia di amore per gli animali e di inaspettata solidarietà tra le persone.

“Per quattro notti abbiamo cercato di sedarla e operarla, ma non ci siamo riusciti. Grazie all’intervento di tutta Quezzi ieri sera mi hanno segnalato dov’era e con l’aiuto di due veterinari siamo riusciti a estrarre la freccia. Ora è di nuovo libera con i suoi piccoli”, racconta Massimo Di Silvestro, istruttore di thai boxe in una palestra sopra largo Merlo. Era stato lui, insieme ad altri abitanti di via Donati, a notare per primo lunedì mattina che la mamma cinghiale aveva bisogno di aiuto.

Una freccia in acciaio, di quelle usate per la pesca subacquea, scagliata probabilmente da un balcone. Per cattiveria, o forse per gioco. Da lì è scattata la mobilitazione, prima su Facebook, nel gruppo “Sei di Quezzi se…”, poi nella vita reale. “Abbiamo chiamato enti preposti e associazioni, ma ci hanno risposto che potevano intervenire solo per abbatterla, sia lei sia i cuccioli. E noi non volevamo che accadesse”, spiega Massimo.

Allora è cambiata la strategia: tentare di sedare la mamma ferita e farla operare da un veterinario. Per raccogliere la cifra necessaria Massimo ha aperto una colletta presso un bar di largo Merlo. E in due giorni, con grande sorpresa, la somma necessaria è stata non solo raggiunta, ma addirittura raddoppiata. “Hanno contribuito tutti, dai bambini alle vecchiette”, continua dopo la notte insonne.

L’operazione di salvataggio è stata tentata invano per due volte con l’ausilio di una gabbia in un piazzale privato di via Donati, sgomberato apposta da auto e moto. “Gli abitanti sono stati molto disponibili. Però qualcuno durante il giorno le dava da mangiare altrove e quindi non è più venuta lì”, ricorda Massimo.

La scorsa notte è stata quella decisiva: “Io e un mio amico l’abbiamo attirata con del cibo, quindi i veterinari le hanno sparato due dardi col sedativo. Lei però era ancora sveglia e una terza anestesia poteva risultare fatale. Abbiamo dovuto usare una sorta di lazo, io la tenevo ferma per le zampe posteriori mentre le estraevano la freccia. L’abbiamo curata e medicata, lei si è ripresa ed è andata via coi suoi cuccioli al seguito. Adesso sta benissimo”.

E così ora la “cinghialessa”, come l’hanno chiamata i quezzini su Facebook, è di nuovo a spasso per le creuse del quartiere. Gli ungulati ormai sono una presenza abituale in questa zona, così come in altri abitati collinari di Genova a ridosso dei boschi, e la maggior parte dei residenti li tollera senza problemi. A parte quello che ha scagliato la freccia, ancora ignoto.

La somma raccolta in eccesso sarà devoluta a un canile cittadino. “Ho tutto documentato e ovviamente renderò conto anche di queste ultime spese”, assicura. E poi sorride: “Martedì riapriamo la palestra e torno a lavorare. Mi sono stirato la schiena ma ne è valsa la pena”.