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“No alla terza rata senza strutture e servizi”: sit-in a De Ferrari degli studenti universitari

"Chiediamo che le spese universitarie per quanto riguarda le facoltà liguri siano prese in carico dal Comune e della Regione, utilizzando a fini sociali il saldo primario della pubblica amministrazione"

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Genova. Protesta questo pomeriggio di un gruppo di studenti universitari riuniti nel comitato “Come studio Genova”. I ragazzi hanno dato via a un sit-it con striscioni e cartelli incentrati sul diritto allo studio.

Gli studenti giudicano inspiegabile la scelta dell’università di Genova di far pagare per intero la terza rata per la didattica, che come tutti sanno a causa dell’emergenza si è svolta a distanza e senza poter usufruire di strutture e servizi. Per questo hanno raccolto le firme in una petizione rivolta alle autorità locali.

Ecco il testo:

Alla cortese attenzione del Sindaco di Genova Marco Bucci, del presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, del Magnifico Rettore dell’Università degli studi di Genova Paolo Comanducci, degli amministratori pubblici del nostro territorio, di tutto il personale docente e amministrativo dell’università, delle associazioni e della cittadinanza tutta.

L’emergenza causata dall’epidemia COVID-19 e le misure atte a contrastare questa non hanno solamente colpito duramente il paese da un punto di vista della perdita di vite umane ed economico, ma sono state anche per gli studenti di ogni ordine e grado un grave ostacolo alla fruizione del diritto alla studio, ostacolo che non pensiamo si sia ad oggi provveduto a rimuovere, sia a livello universitario sia a livello di scuole di secondo grado.

La “Didattica a Distanza”, per quanto intrapresa con impegno e dedizione da parte dei professori, che sono riusciti comunque a portare avanti parte del loro programma, non può essere paragonata, né nella forma né nei risultati, alle classiche modalità di insegnamento. Diciamo questo non soltanto per l’ovvietà della differenza sostanziale fra un corso tenuto “de visu” e uno svolto in modalità impersonali e telematiche, ma anche per le manifeste diseguaglianze evidenziate da questo sistema: non tutte la famiglie o i singoli studenti possono permettersi accessi quotidiani e puntuali alle piattaforme online, non tutti hanno nella propria dimora un ambiente sereno per condurre un proficuo percorso di studio, non tutti hanno a disposizione i mezzi per poter fruire liberamente dei propri diritti. Riconosciamo il tentativo di aiuto tramite il contributo di euro 500 stanziato dalla Regione Liguria, seppur in attesa di sviluppo effettivo, circa l’acquisto di dispositivi elettronici. Aiuto però non congruo alle tempistiche di svolgimento delle lezioni.

In questo contesto si inserisce l’inspiegabile decisione di far pagare a migliaia e migliaia di studenti la terza rata universitaria, senza che essi abbiano potuto usufruire delle strutture e dei servizi affini. Detto questo, consideriamo la misura di suddividere in rate la tassa primaverile su un periodo più lungo un compromesso puramente formale: la situazione di profonda crisi economica e sociale non sparirà come per magia fra qualche giorno, ma anzi è destinata ad acuirsi, e verrebbe da chiedersi come potranno gli studenti e le loro famiglie provvedere anche a questa spesa, dato il totale blocco di interi settori; pensiamo per esempio al settore terziario, nel quale moltissimi studenti universitari trovano lavori atti proprio a pagare parzialmente o totalmente gli studi, oppure alla perdita complessiva di centinaia di migliaia di posti di lavoro che renderanno difficile per molte famiglie riuscire a farsi carico della terza rata. In questo contesto si aggiunge la questione del pagamento degli affitti per molti studenti fuorisede, impossibilitati a decidere se recedere o meno dal contratto d’affitto data l’assenza di una data effettiva per il ritorno al normale funzionamento dell’Università parallelamente ai vincoli delle tempistiche di recessione.

Stando al rapporto di Save the Children “L’impatto del COVID-19 sulla povertà educativa”, uno studente su cinque ha difficoltà a seguire i corsi online, mentre uno su dieci è nell’impossibilità totale di farlo. Dallo stesso rapporto emerge che il 60% dei genitori stanno affrontando riduzioni sensibili degli stipendi. E qui si stanno valutando contesti che in linea teorica dovrebbero essere ben più saldi rispetto alle situazioni delle migliaia di studenti universitari lavoratori.

Visti gli articoli 2, 3, 33 e 34 della Costituzione della Repubblica Italiana e l’articolo 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, chiediamo che le istituzioni intervengano con i loro mezzi al fine di garantire equamente la fruizione del diritto allo studio a tutti gli studenti. Nello specifico chiediamo che le spese universitarie per quanto riguarda le facoltà liguri siano prese in carico dal Comune e della Regione, utilizzando a fini sociali il saldo primario della pubblica amministrazione, il che può essere attuato sia tramite l’emissione di buoni destinati agli studenti sia attraverso la copertura diretta delle spese.

Chiediamo altresì che tutte le autorità facciano pressione ai ministeri competenti e al governo centrale affinché il diritto allo studio sia garantito su tutto il territorio nazionale, tornando così a porre al centro dell’attività educativa lo studente inteso come cittadino, ossia come portatore di diritti e doveri, e non come utente di un servizio.

La Cultura è consapevolezza critica dei propri diritti, doveri e valori. La Cultura permette, nella sua continua evoluzione storica, di creare ambienti dove coscienza e solidarietà diventano pilastri portanti, dove l’unione tra sapere e visione politica può permettere di trovare soluzioni concrete nate dalla condivisione di esigenze.

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