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Mascherine, bimbi e giocattoli, i nidi d’infanzia in piazza: “Così non arriviamo a settembre” fotogallery

Il segmento 0-3 anni escluso dalle riaperture. In 200 a De Ferrari, con mascherine, bimbi e giocattoli

Genova. “Quel che succede è che noi non abbiamo la possibilità di riaprire con i numeri quantomeno proposti nei protocolli di azione e non abbiamo nemmeno le risorse per poter rimanere vivi fino a settembre”. Maria Teresa Guerrisi dell’associazione Unitamente riassume così le ragioni della protesta dei nidi privati che questo pomeriggio ha portato in piazza 200 persone tra titolari dei nidi, educatori, insegnanti e anche tanti genitori con i loro bimbi.

Manifestazione asili privati

Ognuno di loro ha portato un oggetto, un giocattolo, un bavaglino per ricordare l’importanza educativa di queste strutture e la socialità indispensabile per i più piccoli.

“Non siamo solo noi titolari delle attività ad essere preoccupati – spiega ancora – perché intorno a noi gravitano moltissimi professionisti, dagli psicologi ai pediatri alle associazioni che lavorano con noi per diverse attività. Le nostre realtà danno tanto lavoro, quindi abbiamo bisogno dei fondi e del sostegno delle istituzioni per poter sopravvivere questo periodo inatteso”.

Il bonus non ha dato i risultati sperati: “Si è fatto quel che si è potuto con i bonus – dice ancora Guerrisi – ma noi abbiamo fatto un sondaggio nelle nostre strutture, contattando oltre 1200 famiglie. In molti non li hanno utilizzati, quindi bisogna ripensare a questo aspetto e trovare delle soluzioni alternative che salvino tutti e che consentano a tutti di rivivere una socialità e di poter lavorare”.

Una delegazione di manifestanti ha incontrato l’assessore Ilaria Cavo: “Se è vero che esistono come dicono queste mamme dei bambini di serie B è perché il governo nel dpcm non prevede una regolamentazione del segmento 0-3 anni – ha ricordato l’assessore – questo nonostante un documento della conferenza stato Regioni su cui avevamo lavorato con Governo anche in maniera costruttiva che prevedeva linee guida per i centri estivi dagli zero anni”.

“Esiste questo vuoto – ha ribadito Cavo – che Regione Liguria vuole colmare e lo stiamo facendo con un dialogo importante con le altre Regioni per arrivare a un documento unitario a livello nazionale”.