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Marante (Cgil Liguria): “Regolarizzazione migranti un atto di civiltà”

Il Decreto Rilancio voluto dal governo apre alla regolarizzazione dei lavoratori stranieri irregolari occupati nel settore agricolo, nel lavoro di cura e domestico

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Genova. La Cgil ligure ha proposto nella serata di ieri un approfondimento sul tema dalla propria pagina Facebook con una iniziativa social dal titolo “La regolarizzazione dei migranti: un atto di civiltà” che ha coinvolto altre parti sociali e associazionismo. L’argomento è di stretta attualità e porta con sé oltre ad importanti rilievi economico sociali anche una maggiore esigibilità del controllo sanitario e contenimento del contagio da Covid-19.

“Sono forse oltre 300 mila le persone interessate a livello nazionale” ha spiegato Fabio Marante Segretario regionale Cgil “In Liguria la manodopera in agricoltura non assume i valori del Mezzogiorno e di altre realtà, ma sommando l’esercito di colf e badanti si sfiorano circa le 40 mila unità impiegate facendo presumere che nella nostra regione il provvedimento potrebbe interessare diverse migliaia di lavoratori e lavoratrici”.

Per affrontare l’argomento si è partiti dalle elaborazioni di Marco De Silva dell’Ufficio Economico Cgil Liguria su dati Inps e Laboratorio delle professioni della Regione. In Liguria si stimano in 40 mila gli occupati nei due settori domestico e agricolo.

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Al dicembre 2019, il settore del lavoro domestico contava 29.395 lavoratori domestici di cui 18 mila circa a Genova. Di questi 21.439 sono comunitari o extra comunitari e 11.150 assistenti alla persona; la maggioranza (26.290) sono donne. Nel lavoro di cura gli occupati sono 11.150, in pratica tutti stranieri (11.124). Nel comparto agricolo, il 55,41% dei contratti a tempo determinato è svolto da lavoratori stranieri e questa è la percentuale più alta in Italia. Gli ultimi dati disponibili (dicembre 2018) indicano in 4.005 gli occupati comunitari e in 2.902 quelli extracomunitari. I due terzi del totale complessivo ha la qualifica di bracciante agricolo e per la quasi totalità (92%) è stagionale, solo un risicato 7 per cento lavora tutto l’anno.

“Il provvedimento è stato oggetto di fibrillazione politica: tra chi intendeva regolarizzare in tutti i settori e chi invece solo una piccola parte – prosegue Marante – L’esito è quindi una mediazione con diversi limiti che rappresenta comunque un passo in avanti – come evidenziato da diverse associazioni che si occupano di accoglienza – e descrive una risposta in termini di giustizia sociale per chi ha operato e opera nel nostro paese”.

Nonostante gli importanti risultati della legge sul caporalato – fortemente voluta da CGIL e FLAI – c’è ancora tanto da lavorare per far emergere lavoro nero e sfruttamento. L’argomento va trattato senza pregiudizi partendo dalla vita delle persone in carne ed ossa e sottraendo opportunità a chi con la braccia dei migranti trae vantaggio economico come caporali e malavita organizzata.

“Forse occorreva più coraggio estendendo i settori interessati dall’emersione per allargare le platee di riferimento ” conclude Marante, che aggiunge “il sindacato è da sempre impegnato nella battaglia per includere chi è escluso”.

L’iniziativa, introdotta da Elena Bruzzese Camera del Lavoro metropolitana di Genova ha visto gli interventi di Walter Massa Arci Liguria, Ivano Moscamora CIA Liguria, Bruno Vitali Campus Coronata. A Giuseppe Massafra Segretario CGIL nazionale sono state affidate le conclusioni.