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Malattia di Kawasaki, le prime ipotesi: potrebbe non essere il coronavirus a causarla

Secondo le osservazioni potrebbe dipendere da una anomala reazione immunitaria

Genova. Potrebbe non essere una conseguenza diretta dell’azione del virus, ma la risposta immunitaria dell’organismo a scatenarla. Parliamo della “Malattia di Kawasaki”, emersa in queste settimane di pandemia da coronavirus con numeri straordinariamente fuori dalle statistiche standard, tanto da mettere in allerta tutta la comunità medico-pediatrica mondiale.

A riportarlo il professore Angelo Ravelli, professore ordinario e direttore della Clinica Pediatrica del Gaslini, che nei giorni scorsi ha partecipato ad una video conference internazionale dove sono stati discussi e confrontati i dati raccolti in quasi tutti i paesi occidentali.

“Un primo incontro finalizzato allo scambio di dati e rilevazioni – spiega il professore – compiute parallelamente anche con approcci differenti: secondo quanto emerso da queste prime osservazioni, si è ipotizzato che il Sars Cov 2 non causi questi fenomeni direttamente, ma che questi fenomeni siano riconducibili ad una reazione immunitaria anomale al virus, in soggetti predisposti geneticamente”.

Una osservazione che sarebbe anche confermata dai tempi di latenza di circa un mese osservati nel Regno Unito tra l’inizio della pandemia e l’inizio dell’osservazione di determinate sintomatologie e “dal fatto che alcuni nostri pazienti colpiti da questa malattia sono risultati negativi ai tamponi e positivi ai test sierologici”.

Una buona notizia: se l’osservazione sarà confermata da altre evidenze, quindi, sapremo che non è il virus a causare questa malattia pediatrica trasversalmente, ma che la sua origine sarebbe nella predisposizione genetica di alcuni soggetti. Insomma, non una complicanza per tutti, quindi.

“Dobbiamo comunque tranquillizzare ancora una volta – conclude il professore – la malattia di Kawasaki rimane una evenienza rara e assolutamente curabile, le cui terapie standardizzate sono sempre risultate efficaci”. A fine maggio la conferenza internazionale di riunirà ancora una volta per aggiornarsi sui progressi di queste osservazioni.