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Lucarda compie 100 anni, dal lockdown a Instagram la nuova gioventù della bottega in Sottoripa

Più che un negozio, un mito della Genova portuale: oggi Elena, quarta generazione, vuole conquistare la clientela under30

Genova. Chissà se Giuseppe Lucarda, il bisnonno di Elena, quando 100 anni fa aprì la bottega di abbigliamento marinano che ancora oggi potete trovare in Sottoripa, a Genova, avrebbe mai immaginato un 2020 così. Al tempo era appena passata l’ondata più pesante dell’influenza spagnola. Oggi stiamo affrontando l’uscita da un lockdown con più dubbi che certezze sul futuro. Ma è anche “grazie” alla quarantena se questo negozio storico, considerato da molti come un vero e proprio mito, oggi si sta lanciando verso il futuro sfruttando la comunicazione digitale, i social, e puntando a conquistare clienti giovani.

Un sito internet, una pagina Facebook, una su Instagram, post, stories, spunti, con al centro i prodotti iconici come “lucardine” – le celebri magliette a righe colorate – i capelli Camugin, i maglioni “pidocchiera” in lana ruvida, da lupo di mare, o le bandane – ma anche gli aneddoti e i piccoli segreti di un negozio tutto da scoprire, un antro in legno e pietra pieno di oggetti dal passato e di prodotti senza tempo.

“L’idea di lanciarci sull’e-commerce, sul digitale, di ampliare i nostri strumenti circolava in famiglia già da un paio d’anni – racconta Elena Scovazzi, 26 anni, figlia della titolare Michela Lucarda – il lockdown e la pandemia abbiamo avuto finalmente il tempo di sviluppare tutto questo, diciamo che la quarantena ha innescato più seriamente un progetto che esisteva già”. Elena è un’antropologa, ha studiato all’estero e lavorato in Marocco per un’organizzazione che si occupa di difesa di diritti umani. “Ma in questa fase mi è capitato di rifocalizzare le mie energie qui, a Genova – spiega – e per me il negozio, sin da quando ero piccola è una seconda casa, ci passavo interi pomeriggi, conosco ogni angolo e ogni prodotto anche se il mio lavoro è un altro”.

Elena si è così reinventata social media manager e ufficio comunicazione della bottega dando un senso tutto particolare e calato nel tempo di quella che è la quarta generazione Lucarda. “Credo che sia importante, in questo momento più che mai, tornare a frequentare i negozi locali e credo che sia importante – osserva – comunicare la storia che c’è dietro ogni singolo oggetto in un negozio come il nostro, non esistono molte realtà così e sarebbe bello se oltre ai clienti che già ci conoscono anche i giovani potessero appassionarsi in modo da continuare a tramandare la tradizione”.

Per il centenario i titolari di Lucarda avrebbero voluto organizzare un grande evento in città, ma il Coronavirus ha congelato, per ora, questo tipo di progetto. “Abbiamo pensato che fosse un anno simbolico perfetto per iniziare a pensare cose nuove – conclude Elena “Lucarda” Scovazzi – poi non so dove ci porteranno ma vogliamo guardare al futuro”.

Nel frattempo la bottega continua a vivere nell’angiporto, in questi giorni si entra uno per volta, e in fila sotto i portici bassi di Sottoripa c’è chi fa il marinaio per davvero, chi lo è stato decenni fa, chi cerca l’ennesima t-shirt da collezione e un bambino che sogna il cappello da comandante. Per i clienti, in questi giorni, c’è un coprimascherina artigianale in omaggio. Perché Lucarda è storico, ma – per forza di cose – al passo coi tempi.