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Appello

Le associazioni cattoliche di Genova contro le navi delle armi: il 2 giugno primo incontro informativo

"Spendere in armamenti non vuol dire investire in sicurezza, ma sporcarsi le mani e le coscienze di sangue e costruire un mondo sempre più violento ed in guerra"

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Genova. “Dei crimini di guerra non vogliamo essere complici e vogliamo lasciare un mondo migliore ai nostri figli”. E’ con questo appello che la Rete ‘Genova aperta alla pace’ che riunisce 17 associazioni cattoliche (tra queste le Acli, la comunità di Sant’Egidio e la papa Giovanni XXIII) lancia un appuntamento informativo per il 2 giugno.

Un incontro che si potrà seguire in diretta sulla pagine Facebook della Rete “Genova aperta alla pace”, sul canale YouTube della Comunità Papa Giovanni XXIII
e sulle pagine facebook delle associazioni aderenti alla Rete, in cui le associazioni chiederanno “con forza alle autorità locali competenti che si adoperino per vigilare e impedire l’attracco nel porto di Genova e nei porti italiani di navi cariche di armi e munizionamento militare dirette in Paesi coinvolti in sanguinose guerre che durano ormai da anni come nello Yemen,
informando su quello che succede nel nostro porto e facendo delle proposte concrete”.

All’incontro interverranno Chiara Volpato (Rete Genova aperta alla pace / ACLI), Josè Nivoi (Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali Genova) e Nicola Lapenta (Comunità Papa Giovanni XXIII)

“Non vogliamo che la nostra battaglia si riduca ad una lotta ideologica, politicizzata e fine a se stessa, ma è azione collaborativa per il bene comune” scrivono le associazioni in una nota.

“Con il nostro impegno vogliamo far emergere quanto avviene nei nostri porti e insieme costruire e proporre un cambiamento possibile. Soprattutto in questo momento di grave difficoltà economica si può e si deve cambiare. Spendere in armamenti non vuol dire investire in sicurezza, ma sporcarsi le mani e le coscienze di sangue e costruire un mondo sempre più violento ed in guerra”.

“Insieme vogliamo progettare il cambiamento – concludono – partendo dalla nostra città. Per questo proponiamo una serie di incontri nei quali affrontare insieme ad esperti e testimoni questo argomento, confrontandoci apertamente con le istituzioni”.

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