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Ipotesi 1° giugno per spostamenti tra regioni e seconde case, dal Governo mano tesa a Toti

Ma sarà necessario rispettare i 21 indicatori su tamponi e contagio stabiliti dal ministero della salute

Genova. I confini della Liguria? Potrebbero riaprire il 1° giugno. E quindi, da quella data, i turisti dal Nord Italia potrebbero tornare ad affluire verso le seconde case in riviera. Il condizionale è d’obbligo anche perché tutto dipende dalle decisioni del Governo e soprattutto dal rispetto dei 21 indicatori di rischio sanitario individuati dal ministero della salute nel decreto dello scorso 30 aprile.

“Il traffico interregionale è competenza tipica del governo nazionale – ha precisato il presidente Giovanni Toti intervenuto in diretta su Radio24 -. Da quello che ho capito ieri sera (durante la conferenza delle Regioni col ministro degli affari regionali Francesco Boccia, ndr) domani ci sarà la verifica dei dati epidemiologici. Sulla mobilità tra regioni il ministro ha detto: prendiamoci una settimana. Forse sarà il 25 maggio, ma più probabilmente il 1° giugno“.

Non è un mistero che Toti voglia riaprire il prima possibile i confini della Liguria per rilanciare la stagione turistica in un anno che sarà comunque complicatissimo. “Il tema dei temi è la riapertura dei confini regionali, perché il turismo interno, secondo le nostre stime, vale meno del 20%”, aveva detto il 7 maggio ancora ospite di una radio. Un concetto ribadito più volte durante le videoconferenze col Governo, condiviso da gran parte delle Regioni che basano l’economia estiva sul settore balneare.

Tra il dire e il fare, però, ci sono i numerosi parametri stabiliti dal ministero della salute per rilevare la capacità di monitoraggio, la capacità diagnostica, la trasmissione del virus e la tenuta della sanità nei singoli territori. Le regole sono riassunte in una tabella che contiene valori di soglia e valori di allerta con precise indicazioni numeriche. L’orientamento sarebbe quello di concedere il via libera agli spostamenti tra due regioni confinanti solo se entrambe rispettano i requisiti minimi, fermo restando che la decisione finale spetterà comunque ai governatori.

Un’altra ipotesi ventilata da alcune Regioni per mitigare gli effetti degli spostamenti è quella di sottoporre obbligatoriamente a test sierologico tutte le persone che varcano il confine. Una pratica che imporrebbe uno schieramento di forze oneroso perché bisognerebbe presidiare aeroporti, terminal, stazioni, caselli autostradali e strade secondarie. E se questo risultava impraticabile già all’epoca delle zone rosse, sembra difficile poterlo attuare durante la prossima estate.

Dal governatore Toti, però, arriva un chiaro altolà: “Pensare di istituire il passaporto sanitario, una cosa che neanche in area Schengen si è mai chiesta per muoversi da un Paese all’altro, per girare in altre regioni sarebbe banalmente inutile, anche perché se oggi faccio un test ed entro in Liguria, non è detto che tra 5 giorni poi si rilevi un virus che non risultava da quel test”.