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Disastro

Infarti mortali triplicati durante emergenza coronavirus: interventi rallentati del 40%

Le malattie cardiovascolari ogni anno fanno registrare 260 mila decessi in tutto il paese

Genova. Durate l’emergenza coronavirus, è triplicata la mortalità per infarto, secondo uno studio condotto dalla Società Italiana di Cardiologia (SIC), condotto in 54 ospedali di tutto il paese. La mortalità, rispetto allo stesso periodo del 2019 sarebbe passata al 13.7% dal 4.1 %. Gli esperti avvertono: abbassare la guardia sulle malattie cardiovascolari, responsabili di circa 260 mila decessi ogni anno, e non ricostruire la rete dell’emergenza cardiologica, potrebbe causare più morti che per Covid-19.

Questo dato, quindi, potrebbe in qualche modo andare a rispondere alla domanda relativa ai “morti fantasma” di questa emergenza, cioè quella quota di decessi, in aumento rispetto agli anni scorsi, non catalogati come Covid.

Secondo Ciro Indolfi, Ordinario di Cardiologia Università Magna Graecia di Catanzaro, relatore dello studio “l’attenzione della sanità su Covid-19 e la paura del contagio rischiano di vanificare i risultati ottenuti in Italia con le terapie più innovative per l’infarto e gli sforzi per la prevenzione degli ultimi 20 anni“.

“L’organizzazione degli Ospedali e del 118 in questa fase è stata dedicata quasi esclusivamente al Covid-19 e molti reparti cardiologici sono stati utilizzati per i malati infettivi – sottolinea il cardiologo, come riporta l’Agi – Inoltre, per timore del contagio i pazienti ritardano l’accesso al pronto soccorso e arrivano in ospedale in condizioni sempre più gravi, spesso con complicazioni aritmiche o funzionali, che rendono molto meno efficaci le terapie che hanno dimostrato di essere salvavita come l’angioplastica primaria”.

Ma non solo: “Se questa tendenza dovesse persistere e la rete cardiologica non sarà ripristinata, ora che è passata questa prima fase di emergenza, avremo più morti per infarto che di Covid-19”. L’aumento dei casi registrato durante la pandemia, infatti, deriverebbe, nella maggioranza dei casi, da infarto non trattato o trattato tardivamente, con un tempo di intervento aumentati di circa il 40%. L’età media di questi pazienti infartuati è stata di 65 anni. All’aumento della mortalità è associata una “sorprendente” riduzione dei ricoveri per infarto superiore al 60%.

Dati che spingono la SIC a mobilitarsi. “È necessario ora – avverte Ciro Indolfi – ricostruire la rete dell’emergenza per tutte le patologie cardiovascolari tempo-dipendenti, ripristinare i letti e gli ambulatori di cardiologia utilizzati in questo periodo per Covid-19 e soprattutto non sottovalutare i sintomi, come ad esempio il dolore di tipo costrittivo al petto o difficoltà respiratorie e rivolgersi subito al 118. È anche fondamentale non abbassare mai la guardia e, anzi, aumentare l’attenzione sulle malattie cardiovascolari responsabili di circa 260.000 decessi ogni anno”, conclude.

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