Sabato 16 maggio

In fila, non in riga: la contestazione “in coda” per non tornare alla “normalità dello sfruttamento”

L'idea è quella di approfittare dell'essere in coda per lanciare messaggi politici

Genova. Approfittare della propria presenza in una delle tante code davanti a supermercati e negozi per rivendicare “misure non più rimandabili” onde evitare di tornare a quella normalità fatta di ingiustizia e ineguaglianze.

A lanciare l’iniziativa le attiviste e gli attivisti dei collettivi Aut Aut e di Non una di meno, che invitano tutti a esporre cartelli durante l’attesa per rilanciare richieste di carattere politico ed economico, in risposta ai provvedimenti delle istituzioni statali giudicati insufficienti per difendere la giustizia sociale.

“Dopo settimane di conferenze stampa del governo in diretta Facebook, di appelli paternalistici di sindaci e governatori ad assumerci la nostra responsabilità individuale per evitare il contagio, ancora non è stata data nessuna risposta istituzionale all’altezza della crisi che abbiamo di fronte – scrivono gli autonomi nel comunicato stampa di lancio dell’iniziativa – Milioni di persone non sanno come pagare l’affitto, le bollette, fare la spesa, eppure si continuano a ipotizzare sussidi e contributi una tantum, che lasciano scoperte ampie fette della società. Anche per coloro che ne avrebbero già diritto, tarda ad arrivare la cassa integrazione a causa dei colpevoli ritardi delle Regioni, delle aziende e della burocrazia italiana”.

Secondo gli attivisti una soluzione ci sarebbe: “Lo diciamo da tempo, l’unica misura in grado di rispondere alle esigenze di un mondo del lavoro parcellizzato e precarizzato ed a quelle di una società con disuguaglianze sempre più marcate, sarebbe un reddito universale e incondizionato, una misura strutturale che permetterebbe a milioni di persone di uscire dalla povertà e affrontare le spese quotidiane senza doversi sottoporre al ricatto di salari da fame o orari di lavoro massacranti. Accanto ad esso andrebbe stabilito un salario minimo sotto il quale nessunx sia costretto a lavorare, per garantire ad ogni lavoratore e ad ogni lavoratrice condizioni di vita dignitose”.

Ovviamente al centro delle rivendicazioni, la sanità, la cui gestione anche politica mai come in questi mesi è stata messa a dura prova: “La sanità deve essere pubblica e territoriale, perché la pandemia si ferma sul territorio e perché non ci si ammala solo di covid-19: troppe persone malate o anziane sono state abbandonate in questi mesi e l’esempio lombardo mette in evidenza come lo smantellamento della sanità territoriale e delle cure primarie sia stato uno dei fattori cruciali dell’incapacità di rispondere alla crisi sanitaria. Vogliamo investimenti e assunzioni in sanità per offrire servizi accessibili, garantiti, sicuri e accoglienti, con potenziamento dei consultori”.

E poi la scuola, una delle istituzioni tra le prime a “saltare” con l’emergenza sanitaria: “Vogliamo nuove assunzioni, nuove strutture e tamponi per il personale scolastico di modo da aprire le scuole e i centri estivi in sicurezza: altrimenti come faranno le donne madri, perché alla fine la scelta tra lavoro e famiglia ricadrà un’altra volta su di loro, ad andare a lavorare?”.

La “manifestazione diffusa” è stata pensata per sabato 16 maggio: “Invitiamo tutte e tutti ad attraversare le strade della propria città, a recarsi in coda al supermercato o alle poste con cartelli che mostrino le rivendicazioni di misure non più rimandabili”.