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Il CSI presenta il progetto “Safe Sport”

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Genova. Il CSI a livello nazionale sta avviando in questi giorni un dettagliato programma, con schede specifiche, di ripartenza delle attività denominato “Safe Sport”.

Le azioni del progetto prevedono attività formative ed informative, la proposta di giochi da praticarsi seguendo le norme di sicurezza vigenti, una piattaforma per l’acquisto di materiali e dispositivi per tutelare la salute nella gestione degli impianti sportivi: DPI, mascherine, igienizzanti, disinfettanti e detergenti.

Del progetto Safe Sport, che entro breve dovrebbe essere validato dal Ministro Vincenzo Spadafora, e di molto altro ancora, si è parlato nel corso di un incontro online in diretta sul sito e sulla pagina facebook del CSI con la Prof.ssa Stefania Boccia, Ordinario di Igiene e Medicina preventiva dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.

La prof.ssa Boccia si è detta fiduciosa che anche grazie al comportamento degli italiani, in questi due mesi di lockdown, la guerra con il covid si possa vincere. “Il picco è stato raggiunto il 20 Aprile. Con l’estate questo tipo di virus di solito si depotenzia. Si sono affinate le terapie farmacologiche dopo lo tsunami dei primi mesi- dice- e un vaccino dovrebbe essere disponibile entro i primi mesi del 2021. Tuttavia è probabile che ci sia una nuova ondata di contagi ad ottobre alla quale saremo certamente più preparati e che avrà meno impatto se manterremo azioni di auto tutela”.
La prof.ssa Boccia ha partecipato, come consulente scientifico, all’elaborazione del progetto Safe Sport del Csi.

Anche per gli sport di squadra, calcio, basket, volley, sono state indicate delle regole di gioco che, pur mantenendo il carattere agonistico- divertente della partita, fanno rispettare il distanziamento con apposite “zone rosse vietate”: se un giocatore vi entra scattano penalità.
Un modo certamente diverso di scendere in campo che richiederà un grande sforzo da parte di tutti.
La lunga inattività a casa di milioni di ragazzi, con il rischio di aumento dell’ansia e della depressione, esige risposte immediate, fantasiose e straordinarie: il prima possibile si tornerà, lo speriamo tutti, a giocare nel modo tradizionale, con i contrasti, i contatti, le strette di mano, le pacche sulle spalle: per ora non si può.

Il progetto Safe Sport si caratterizza anche per una specifica formazione per operatori, educatori ed allenatori.

Dovranno sapere come si trasmette il virus,come si previene, come e quando si devono sanificare le strutture e gli attrezzi, quali sono le procedure d’ingresso ed uscita, triage con misurazione della temperatura ed accessi scaglionati per evitare assembramenti.

“Si può aggiungere- dice la prof.ssa Stefania Boccia- una cartellonistica chiara, con colori vivaci e frasi semplici che possa ricordare agli operatori stessi ed ai ragazzi queste norme di auto protezione.”

Secondo la prof.ssa Boccia i guanti non sono indicati, salvo rarissime eccezioni, per svolgere attività sportiva; neppure la mascherina, basta che c sia il distanziamento di almeno un metro.
Fondamentale da parte degli operatori, anche se non è cosa facile, sarà invece far rispettare in modo rigoroso, soprattutto ai bambini, la regola di non toccarsi naso, bocca ed occhi.

“I ragazzi devono assolutamente tornare a fare attività fisica motoria- conclude la prof.ssa Boccia- anche perché l’Italia è uno dei Paesi d’Europa con le giovani generazioni più obese. I ragazzi, anche con regole nuove, devono riappropriarsi della loro vita, che è fatta di incontri e relazioni”