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I migliori film sul gioco d’azzardo visti sul grande schermo

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Non sempre i migliori film su un determinato argomento sono quelli che hanno incontrato i favori del pubblico e della critica. Questo aspetto vale per ogni tipo di tematica trattata, dal genere action, passando per il dramma, fino alla commedia sofisticata.

La strada per il successo commerciale e di critica, è lastricata di imprevisti e spesso un film deve attendere il suo tempo per essere meglio compreso e rivalutato. Per quanto riguarda i film di gioco, questa regola aurea vige in particolar modo.

Si tratta di una tematica ricorrente, per un certo tipo di cinema, che va dalla commedia brillante, fino a pellicole di impianto drammatico di azione vera e propria; capace di coniugare spesso più generi, i quali però convergono sul tema del gioco.

Spesso sono film che per una maggiore attinenza al contesto attuale dovrebbero essere aggiornati e aggiornati nel contesto del circuito digitale dei portali web come casino.com un sito italiano in grado di ricreare l’atmosfera di una sala da gioco, in una versione multimediale.

Voglio una vita come il Cincinnati Kid

Uno dei film più interessanti sul tema del gioco il classico interpretato dal divo Steve Mc Queen, Cincinnati Kid; una pellicola del 1965 con protagonisti Steve McQueen ed Edward G. Robinson. Si tratta di uno degli esempi perfetti per la capacità di trasferire su pellicola l’intensità e il brivido dell’emozione del gioco del poker.

Parliamo di un film che venne completato dal solido Norman Jewison, ma che in un primo momento era stato affidato al talentuoso e bizzoso Sam Peckinpah, noto agli studios di Hollywood per il suo carattere e il temperamento fuori dagli schemi, ma che durante la sua carriera seppe creare film di grandissimo livello, che oggi vengono giustamente considerati dei classici immortali.

La vicenda qui racconta di Eric Stone, ritenuto il miglior giocatore di poker degli anni trenta. Si tratta del solito schema che vede il giovane talento emergente che sfida il vecchio campione, qui interpretato proprio dal Piccolo Cesare Edward G. Robinson.

Pur essendo un po’ invecchiata, la pellicola, mostra un impianto scenico solido e una buona orchestrazione di una storia, che poi diventerà un classico e una formula vincente, ripresa ad esempio da Martin Scorsese nel suo Il colore dei soldi del 1986.

Il maestro Altman e l’innovazione di California Poker

Come dicevamo in apertura, ci sono film sul gioco che sono stati compresi e rivalutati nel tempo; uno di questi è sicuramente California Poker diretto da Robert Altman nel 1974. I protagonisti sono George Segal ed Elliott Gould, che interpretano due giocatori di poker incalliti.

La storia si svolge in questo caso nella città di Reno, Nevada, ed è un viaggio sociale e introspettivo nel cuore dell’America anni settanta, come solo il maestro Bob Altman è stato capace. Questa pellicola, che non ebbe grande successo alla sua uscita, oggi viene spesso citata sia per la storia, legata appunto al mondo del gioco attraverso lo sguardo e la voce di due laconici protagonisti, sia per un aspetto squisitamente tecnico, che nel corso del tempo verrà adottata da molti, ma che è certamente la cifra stilistica del cineasta statunitense.

Si tratta dell’overlapping dialogue, qui utilizzata appunto per dare una dimensione e un quadro d’insieme verista, di quello che accade nelle bische e nelle sale da gioco. L’overlapping dialogue, consiste nel riprendere i dialoghi dei protagonisti in mezzo ad altre voci, di fondo, che però possono spesso superare per volume la “trama principale”.

Un punto di vista che fino agli anni settanta non era minimamente considerato, ma che oggi è una realtà, sia per i prodotti cinematografici di qualità, sia per le serie tv odierne, del palinsesto Netflix e Prime Video.

P.T. Anderson e il suo esordio dietro la macchina da presa

Tra gli allievi di maggior talento di Altman, bisogna segnalare il regista P.T. Anderson, il quale proprio al suo esordio con la pellicola Sydney del 1996, racconta una storia di gioco, tra un anziano gambler, interpretato da un eccezionale Philip Baker Hall e da un giovane spiantato che ha il volto di John C. Reilly. Una vicenda losca, dove il gioco rappresenta uno degli aspetti chiave di questa storia, per un film che mette in risalto le abilità tecniche e registiche di Paul Thomas Anderson.