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Fase 2, l’edilizia ligure è ripartita solo a metà: “A rischio le piccole imprese, servono le grandi opere”

Dal 4 maggio attivo il 50% dei cantieri, Tafaria (Filca Cisl): "Ancora ferme le piccole ristrutturazioni, abbiamo 10mila disoccupati da ricollocare"

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Genova. In Liguria dopo il via libera all’edilizia scattato il 4 maggio è ripartito poco più del 50% dei cantieri di edilizia pubblica e privata. Tante le imprese che devono ancora adeguarsi, col rischio che quelle più piccole non riescano a mettersi in carreggiata. La stima arriva dalla Filca Cisl, firmataria insieme alle altre sigle del settore, Fillea Cgil e Feneal Uil, del protocollo che disciplina le nuove norme di sicurezza.

“Tante imprese ci stanno chiamando per avere informazioni – racconta Andrea Tafaria, segretario ligure della Filca Cisl – e speriamo che entro il 18 maggio tutti riescano ad adeguarsi. Per le imprese che non hanno un rls, rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, stiamo siglando protocolli con gli enti bilaterali. In questi giorni andremo nelle imprese a vigilare sul rispetto delle norme anti contagio”.

La mole di adempimenti è notevole. Tutte le imprese devono dotarsi di mascherine in grandi quantità, soluzioni idroalcoliche per il lavaggio delle mani, tute monouso e visiere per le lavorazioni ravvicinate. E ancora, spazi comuni come mense e spogliatoi con ingressi contingentati, termoscanner per misurare la febbre all’ingresso dei cantieri, riorganizzazione totale in virtù del distanziamento sociale.

Regole da rispettare che si traducono in costi ulteriori da affrontare: “Il problema non è solo la mascherina o il gel igienizzante – spiega Tafaria – ma soprattutto mantenere le distanze. Se prima in un posto potevano lavorare 4-5 persone ora ce ne stanno al massimo due. Per le imprese sono aggravi ulteriori e per questo stiamo spingendo a livello regionale e nazionale perché ci siano incentivi e si eviti così il blocco di alcuni lavori”.

A rischiare di più sono le ditte più piccole, impegnate nei lavori di ristrutturazione domestici. “Tanti privati magari decidono di non fare bagni e cucine a causa dell’emergenza sanitaria. Ci auguriamo che non sia così. Basti pensare che abbiamo già ricevuto come Filca Cisl oltre 1.400 richieste di cassa integrazione, speriamo che tutti riescano a rispettare i protocolli e tornare in attività”, ripete Tafaria.

A Genova il cantiere più simbolico che si è appena rimesso in moto è certamente quello dell’ex mercato di corso Sardegna (noi lo abbiamo visitato), ma sul piatto ora ci sono soprattutto le grandi opere che si riveleranno ancora più importanti per uscire dalla crisi economica: “Il nodo ferroviario, l’Aurelia bis, il ribaltamento a mare di Fincantieri, il Waterfront di Levante, lo scolmatore del Bisagno, la Gronda – snocciola Tafaria -. Stiamo parlando di oltre 10mila lavoratori disoccupati dal 2009 ad oggi che non basterebbero nemmeno a saturare la domanda che verrebbe a crearsi si partissero questi cantieri”.

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