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Ex mercato di corso Sardegna, il coronavirus non ferma i lavori: “Finiremo in due anni come promesso” fotogallery

Il cantiere è tornato in attività ieri dopo il lockdown con le nuove misure di sicurezza. Demolizioni in ritardo, ma la Cosmo punta a recuperare

Genova. “Ai nostri operai lo abbiamo detto chiaro: da quando si svegliano al mattino a quando si mettono il pigiama per andare a dormire devono rispettare le stesse norme che osservano quando vanno a fare la spesa”.

Si riparte così nel cantiere dell’ex mercato di corso Sardegna, un luogo simbolo della trasformazione urbana in Bassa Valbisagno, dove i lavori sono ripresi ieri dopo gli oltre due mesi di stop per l’emergenza coronavirus. Ad accompagnarci nel grande spiazzo interno è Paolo Marini, titolare della Cosmo Costruzioni, l’impresa che si è aggiudicata il project financing da 27 milioni a fronte di una concessione di novant’anni sull’intera area che misura oltre 20mila metri quadrati.

“La scorsa settimana ci siamo occupati di formare i lavoratori. Ci auguriamo tutti che non succeda niente, ma è evidente che un comportamento sbagliato può creare danni a se stessi e ad altre persone”, spiega Marini. Le norme sono quelle del protocollo sottoscritto da sindacati, Governo e associazioni datoriali lo scorso 24 aprile: all’ingresso in cantiere si misura la febbre, obbligatorio indossare i guanti, alla fine del turno o prima della pausa pranzo le mani vanno lavate col gel igienizzante.

Quando si lavora a distanza ravvicinata si indossa non solo la mascherina, ma anche la tuta monouso e gli occhiali protettivi. Gli spogliatoi si sono moltiplicati per far entrare uno alla volta. “Ogni giorno viene eseguita una pulizia a fondo con detergenti normali, poi, una volta alla settimana, nel nostro caso il venerdì sera, una ditta specializzata viene a fare la sanificazione totale degli ambienti”, aggiunge il titolare della Cosmo.

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L’ex mercato appare oggi come una grande spianata sventrata. Le demolizioni avrebbero dovuto concludersi a fine maggio, ma il fermo forzato costringerà a rivedere tutta la tabella di marcia. “All’esterno gli abbattimenti sono terminati, ora ci stiamo occupando delle strutture perimetrali e dei piani sopraelevati. Stiamo completando la bonifica dall’amianto. Certo, ci sono rallentamenti, entro questo mese valuteremo tutto. Ma avevamo promesso due anni di lavori e cercheremo di rispettare questa scadenza“, garantisce Marini.

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I fabbricati storici sui quattro lati perimetrali dovranno essere riqualificati e riportati all’antico splendore, come previsto dall’accordo con la Soprintendenza, e in quegli spazi si insedieranno le attività commerciali e i locali civici al servizio del quartiere. Nel grande spiazzo interno vedranno la luce un parco pubblico da 8.460 metri quadri, che apparirà colorato in ogni stagione come voluto dall’architetto Egizia Gasparini che ha curato l’intero progetto di riqualificazione, e il campetto polivalente da 600 metri quadri. I due padiglioni aggiuntivi sul lato sud saranno trasformati in parcheggi a uso dei negozi, con una piccola quota riservata ai residenti.

L’emergenza Covid-19 è l’ennesima complicazione per la rinascita di un “vuoto urbano” che aspetta di rinascere dal 2009. “È tutto più difficile – ammette Marini -. Quello che mi preoccupa, guardando avanti, è che se qualcuno avesse bisogno di cure mediche per un infortunio o anche solo un calo di persone, con questa dispersione e l’obbligo di stare lontani, accorgersi che sta male potrebbe essere un problema. Infatti il geometra Settembrini continua a girare per il cantiere per controllare che tutto si svolga regolarmente”.

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Le nuove norme di sicurezza avranno un peso anche sui costi, sebbene al momento sia difficile stimare l’aumento. “Noi già il 20 aprile abbiamo acquistato mascherine, guanti, tute e occhialini, quindi eravamo già pronti – conclude Marini – ma tenete conto che un lavoratore consuma ogni giorno 3-4 guanti in lattice, e le mascherine, a causa delle polveri, si possono deteriorare prima, quindi ne servono 2-3 in una giornata. Tra non molto informeremo la nostra associazione di riferimento per segnalare queste spese”.