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Lettere al direttore

Esselunga in via Piave, un cittadino di Albaro: “È una benedizione, chi la contesta è fuori dal mondo”

Dopo la lettera a Genova24 del comitato Benessere Medio Levante che si oppone all'apertura

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Genova. Riceviamo e pubblichiamo da un cittadino di Albaro la risposta alla lettera del comitato Benessere Medio Levante che contesta l’apertura del supermercato Esselunga in via Piave.
Da residente in Albaro vorrei anch’io esprimere il mio punto di vista, che è un po’ diverso da quello dei componenti del comitato (che sono comunque poche decine di persone agiate che non hanno alcun contatto reale col mondo che li circonda, men che meno in questo momento tragico).

Genova, governata per anni dalla sinistra, non ha mai permesso, a volte anche con cavilli subdoli e viscidi, che Esselunga sbarcasse in città nonostante ne avesse ogni diritto; eppure Caprotti aveva fatto breccia anche in città e regioni storicamente comuniste come Spezia e la Toscana.

In conseguenza di questo abbiamo i prezzi medi dei prodotti base che sono i più alti d’Italia (provate ad andare a Milano a comprare un litro di latte 2 euro, il prezzo medio è 1,40); ma probabilmente i cartellini dei prezzi e gli scontrini dei supermercati non interessano i membri del Comitato, i quali si limitano a porgere il loro Bancomat alla cassa del piccolo ed esosissimo supermercatino di quartiere senza neppure sapere quanto spendono (provate a comprare lo yogurt, la farina, gli alimenti di base al Carrefour di via Albavo e poi comprate le stesse cose in un Carrefour del centro città e poi vediamo qual è la differenza: io lo faccio spesso), ma le persone “normali” hanno necessità reali e non esistono solo gli abitanti di Albavo ma anche quelli degli altri quartieri cittadini, con cui forse i signori scriventi hanno paura di contaminarsi incontrandoli mentre portano i loro cani di razza a passeggio in via Piave; oppure temono che i loro SUV svoltino e si facciano strada con difficoltà da Corso Italia in via Piave.< Con l’apertura di Esselunga, una benedizione e un arrivo che la maggior parte dei genovesi attende come il deserto l’acqua da decenni, i ricchi continueranno a comprare nei loro negozietti di quartiere (che qui chiamiamo le “gioiellerie”), e piaccia a lor signorie di accogliere quei poveracci che invece avranno finalmente conquistato alcune regole fondamentali del mercato, in primis quella della concorrenza (in pieno spirito liberale e globale, concetti non certo di sinistra).