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Ecco chi è il nuovo arcivescovo Marco Tasca e come cambierà la chiesa genovese

Difficile prevedere quali saranno i suoi accenti pastorali nel ministero genovese, ma il suo passato parla di una grande attenzione alle relazioni umane e sociali

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Genova. Padovano di San’Angelo di Piove di Sacco, classe 1957, monsignor Marco Tasca, eletto arcivescovo di Genova, è un francescano dell’Ordine dei frati minori conventuali; ha fatto la sua professione solenne nel 1981 ed è presbitero dal 1983. È stato ministro generale dell’Ordine 2007 al 2019: di fatto un successore diretto di san Francesco, che fondò proprio quest’ordine. ha insegnato catechetica e psicologia, oltre a occuparsi della formazione dei giovani francescani.

Difficile ovviamente prevedere quali saranno i suoi accenti pastorali nel ministero genovese. Tuttavia il suo passato parla di una grande attenzione alle relazioni umane e sociali: alla rielezione a capo dell’Ordine, nel 2013 parlò circa “l’importanza dell’interculturalità legata alla possibilità di accogliersi nella diversità delle proprie identità. Questo lo dimostriamo con la nostra stessa vita e penso che questa possa essere una strada che conduca alla pace […]. È, inoltre, estremamente importante il dialogo con l’Islam“. L’impegno nel dialogo ecumenico e interreligioso, sulle orme di san Francesco, è sempre stato al centro del suo ministero come ministro generale.

Nel 2018 prese parte al Sinodo generale dei vescovi sui giovani, assise alla quale partecipò anche monsignor Anselmi: “Chiediamo ai giovani che ci ascoltino, ma anche loro vogliono essere ascoltati, essere persone che danno il loro contributo, da giovani, al bene di questa Chiesa”. Nel rapporto con i giovani, fondamentale è il linguaggio: ““Le categorie di secoli fa hanno fatto il loro servizio” e oggi ne servono di nuove, aveva chiarito proprio durante il sinodo, affrontando il tema del linguaggio sulla sessualità.

Nei messaggi annuali in occasione della festa di san Francesco come ministro generale, padre Tasca ha spesso parlato di fraternità, sia riferendosi all’Italia, sia alle relazioni internazionali ed ecumeniche. Le sue parole del 4 ottobre 2018 suonano quasi profetiche rispetto alla situazione che stiamo vivendo in questi mesi di quarantena: “La politica si sta impegnando nel fornire risposte ai problemi urgenti, ma verso cosa ci muoviamo? Oggi manca un grande sogno condiviso dal popolo”.

Un arcivescovo la cui cifra, guardando al suo cammino fino a oggi, potrebbe essere riassunta con una parola: dialogo. Dialogo e apertura agli altri, un “altri” che coinvolge tutti, dai giovani ai fedeli di altre religioni, fino alle controparti politiche. E c’è anche un dialogo interno alla Chiesa, seme e al tempo stesso frutto di quella sinodalità di cui tanto si parla durante questo pontificato ma che ancora stenta a essere accolta. D’altronde padre Tasca ha preso parte a ben tre sinodi dei vescovi durante questo pontificato e ha potuto respirare da vicino quest’aria che soffia da Roma.

Per l’arcidiocesi, ma anche per l’intera conferenza episcopale ligure, si preannuncia un cambio sensibile, anche sotto il profilo teologico. Senza stravolgimenti, certo, con la gradualità e la continuità che contraddistinguono i processi della Chiesa cattolica, ma indubbiamente un profilo differente dai predecessori.