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Coronavirus, l’ipotesi degli inquirenti: “Contagi nelle rsa perché non c’erano abbastanza tamponi”

L'interrogativo è se ci siano stati dei ritardi nella ricerca del virus sul personale che poi è stato a contatto con gli anziani ricoverati

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Genova. Uno dei possibili motivi di diffusione del virus all’interno delle sei rsa finite sotto inchiesta a Genova e provincia potrebbe essere stata l’assenza dei tamponi: su questa ipotesi gli investigatori dei Nas, coordinati dal procuratore aggiunto Francesco Pinto, hanno acquisito gli elenchi dei tamponi effettuati sui pazienti ma soprattutto sul personale. L’interrogativo è se ci siano stati dei ritardi nella ricerca del virus sul personale che poi è stato a contatto con gli anziani ricoverati e se sia stato fatto un numero sufficiente di test.

Nei giorni scorsi la procura ha indagato per epidemia colposa sei dirigenti sanitari (Maurizio Frabetti della Anni Azzurri, Michela Bigolari della don Orione Paverano, Margherita Gastaldi della Camandolina, Margherita Garibaldi del Centro di riabilitazione, Arianna Bonfanti della San Camillo e Cecilia Gallo della Torriglia).

In queste strutture si sarebbe registrato un tasso di mortalità, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, superiore al 200 per cento. Nei giorni scorsi i militari del Nas, guidati dal maggiore Massimo Pierini, hanno iniziato a sentire i familiari degli anziani e il personale, mentre prosegue l’analisi della documentazione acquisita anche alla ricerca di eventuali comunicazioni cancellate.

Tra i documenti presi nel corso delle perquisizioni, ci sono anche i verbali delle riunioni e le comunicazioni con le società capogruppo (con sede a Milano) per capire quali direttive siano state date alle filiali dalle sedi centrali. Intanto gli investigatori stanno valutando se sentire come persone informate dei fatti nelle prossime settimane i vertici di Alisa oltre all’assessore alla sanità Sonia Viale per ricostruire l’iter delle varie delibere emanate per fronteggiare l’emergenza.