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Coronavirus, le storie degli addetti alle pulizie al San Martino: “Disarmante, per noi è cambiato tutto”

Coopservice e Cns hanno raccolto le testimonianze di chi ha lavorato ogni giorno al fianco di medici, infermieri e sanitari nei reparti colpiti dal virus

Genova. Pulizia, sanificazione, gestione dei rifiuti, distribuzione del vitto, gestione del magazzino di farmacia, stabulario. Non solo gli operatori sanitari in prima linea nell’emergenza coronavirus, ma anche gli addetti che ogni giorni si occupano dell’igiene degli ospedali. Come quelli di Cns e Coopservice, che hanno in affidamento il servizio all’ospedale San Martino e che hanno raccolto in questi giorni le storie di alcuni dei 360 lavoratori impegnati al fianco di medici e infermieri in corsia nei reparti destinati ai pazienti contagiati.

Mouna Belkhal un lunedì mattina si è trovata di colpo travolta dal vortice del coronavirus. “Vedere tutte quelle persone impaurite, la maggior parte anziane, mi faceva effetto. È stato un tour de force: riunioni tra noi, i nostri responsabili, la direzione sanitaria. Non avevamo più la percezione del tempo, non c’erano più distinzioni di ruoli: tutti uniti per realizzare nel più breve tempo possibile la disinfestazione dei reparti destinati ai malati di Covid”.

Il personale sanitario e quello incaricato della sanificazione hanno lavorato giorno e notte, con il peso della responsabilità di tornare a contatto con i propri cari a ogni fine turno. Cambiarsi i vestiti in cantina prima di entrare a casa è diventata una prassi per non infettare l’ambiente. Due mesi molto intensi, stressanti, nel reparto di malattie infettive di Matteo Bassetti che conferma: “Un’esperienza che rimarrà indelebile nella nostra memoria: ognuno di noi per la sua piccola parte ha dato un contributo, insieme abbiamo superato la paura di non farcela. Ricordo le tante parole di conforto ricevute, noi tutti pronti a non far perdere alla squadra lo spirito forte e la voglia di dare ogni giorno qualcosa in più”.

Marzia Anzelotti, capocantiere Coopservice, non immaginava un’esplosione così rapida dei contagi. “È stato disarmante. Alcuni reparti stanno tornando alla normalità, ma penso che questa esperienza, per la maggior parte di noi, abbia cambiato il modo di vedere le priorità. Ora speriamo, anche se ci vorrà tempo, di poter tornare al più presto alla quotidianità di sempre.”

Per Filomena Azza, altra capocantiere di Coopservice, “tutto è cambiato. Abbiamo dovuto gestire le paure delle operatrici, aiutarci l’una con l’altra e lavorare ininterrottamente. Nel pronto soccorso era un continuo sopraggiungere di ambulanze come in una zona di guerra: arrivavano pazienti confusi, disorientati, terrorizzati; rimanevano per ore in attesa nel luogo di raccolta creato appositamente per loro e ogni volta che venivano trasferiti nei reparti di competenza, noi dovevamo essere lì a seguire il percorso del paziente per la sanificazione, allo scopo di impedire il diffondersi dell’infezione. Tutto questo 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Ma, se abbiamo superato questo, nulla ormai ci può fare più paura”.